• giovedì , 20 settembre 2018

Turchia, restare partire tornare

Cinque testimonianze di un unico paese: Turchia, paese dai mille contrasti. Emanuele Fiorilli, un greco cipriota ci racconta la storia della Turchia a partire dal governo di Ataturch con cui ebbe inizio la scalata sociale della donna che finalmente poté prendere parte alle votazioni. Durante il dibattito cita anche una parola turca “tamam”(in italiano “va bene”). Il twitter protesta verso l’attuale governatore turco Erdogan che a suo parere ha letteralmente distrutto questo paese per la sua incolmabile sete di potere. Ci troviamo in un paese sottoposto al rigido controllo del governo tanto che anche scolari delle elementari possono essere arrestati per un twitter interpretato in maniera sbagliata e visto come una sorta di insulto verso il presidente. Ci troviamo in una situazione di grande terrore e sospetto in cui la libertà di stampa è assolutamente assente: 160000 giornalisti curdi oggi sono in carcere.

Dalle varie testimonianze è rinvenuto che con Erdogan si era intravista una sorta di speranza di democrazia di marca europea, ma la maggioranza cristiana fece sì che la componente turca non venisse ammessa, dando luogo ad un processo di unione islamica. Prende poi la parola un giornalista curdo gay appartenente al partito LGBT e che si presenta come un condensato di odio per Erdogan. Ci parla del suo ruolo e di quello delle persone come lui all’interno della società.

L’ultima testimonianza è di un uomo francese che ci parla di un giornalista nato nel 1950 e mandato all’ergastolo in seguito alla pubblicazione di un suo libro dopo il terzo colpo di stato e bruciato a causa del suo contenuto erotico. Oggi sta pubblicando le sue difese davanti al tribunale ed è considerato il simbolo di ciò che la Turchia non è ma dovrebbe essere. Concludiamo con la celebre frase di una giornalista curda: “Sono in prigione ma non sono prigioniera, il giornalismo non è un reato, il giornalismo è democratico”.

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