• mercoledì , 18 luglio 2018

Piccoli schiavi

di Vittorio Tucci

Centocinquanta milioni di bambini e ragazzi tra i cinque e i quattordici anni sono occupati in condizioni disumane molte ore al giorno in lavori pesanti e spesso pericolosi. Non nell’Inghilterra del diciannovesimo secolo ma oggi. Queste informazioni sono fornite dall’UNICEF che in collaborazione con l’ILO-IPEC e la Banca Mondiale ha avviato un progetto di ricerca sullo sfruttamento del lavoro minorile in diversi Paesi in via di sviluppo in Africa, America latina, Caraibi e Medio Oriente. L’UNICEF ha ricavato informazioni anche dalle testimonianze degli stessi piccoli lavoratori. Uno di questi é l’indiano Mukesh Somais Damore che a dodici anni ha lasciato il suo villaggio natale per andare a lavorare nei campi di cotone. Ogni mattina, sveglia alle quattro per impollinare le piante e la sera dopo quattordici ore di fatica,  un sacchetto di farina per cucinarsi il pasto. Dopo cena Mukesh va a dormire al fianco di altri ragazzini sul pavimento di una baracca.

Sullo sfruttamento del lavoro minorile sono state condotte ricerche anche da alcuni giornalisti tra i quali Federico Rampini, autore dell’articolo “I lager cinesi che fabbricano il sogno occidentale”, comparso sul quotidiano Repubblica nel Marzo 2005. In questo articolo si parla di ragazzi di quattordici anni che lavorano in una fabbrica della città cinese di Zongshan dove vengono fabbricate costose scarpe pubblicizzate dai media e molto richieste nei Paesi occidentali. Questi ragazzi hanno le mani rovinate dalla colla, dormono ammassati in fabbrica, mangiano cibo scadente e viene loro sottratta quasi metà della busta paga per il vitto e per l’alloggio.

Molti bambini e ragazzi dei Paesi in via di sviluppo sono costretti a lavorare per sostenere il reddito familiare. Tuttavia non si può accettare che un bambino perda l’opportunità di frequentare la scuola e di dedicare il tempo libero allo svago. L’UNICEF insiste sull’istruzione di questi ragazzi,in quanto la diffusione della conoscenza dei propri diritti è l’arma migliore per sconfiggere l’ignoranza. Spetta ai governi intervenire assumendosi la responsabilità nella lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Finora poco è stato raggiunto a questo riguardo: Uruguay, Filippine e le isole Mauritius hanno aderito alla Convenzione dell’ILO sul lavoro dignitoso per le ragazze lavoratrici domestiche e una ventina di altri Paesi hanno deciso di ratificare questa Convenzione.

I ragazzi non possono farsi giustizia da sé. Significativo a questo proposito è il caso di Iqbal Masih, un giovane pakistano di dodici anni ceduto dai genitori contadini ridotti in miseria al padrone di una fabbrica di tappeti. Costretto a lavorare dall’alba al tramonto, incatenato al telaio in condizioni disumane, Iqbal ha trovato la forza di ribellarsi facendo arrestare il suo padrone e denunciando la mafia dei tappeti. In questo modo ha contribuito alla liberazione di centinaia di altri piccoli schiavi che lavoravano con lui.

La  stessa mafia un anno dopo ha assassinato Iqbal, ma non ha potuto evitare che Iqbal diventasse in tutto il mondo il simbolo della lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile