• mercoledì , 18 luglio 2018

Hasta Rolling Siempre

di Alessandro Protopapa

Circa duecentocinquantamila persone. Diciotto canzoni. Una mitica rock band di ultrasettantenni e un pubblico caloroso, smanioso di sentire una vecchia novità: una band storica per noi, ma del tutto nuova per loro. Questo è stato lo storico concerto dei Rolling Stones a L’Avana, Cuba, regno indiscusso di Fidel Castro. Lo spettacolo delle “Pietre Rotolanti” del 25 marzo 2016 nella capitale cubana, paragonabile allo storico concerto The Wall- live in Berlin di Roger Waters dei Pink Floyd nel 1990 per festeggiare la caduta del Muro, segna la fine di un’epoca, quella dell’embargo USA, nonchè l’inizio di una nuova era, quella del disgelo e dell’apertura al mondo e alla musica occidentale, finora osteggiata perché considerata fuorviante dall’ideologia comunista. Di questo grande momento storico gli Stones sono stati protagonisti indiscussi.

Ma chi sono i Rolling Stones? Cosa hanno fatto per diventare il mito di un’epoca?

Il 17 ottobre 1961 i due diciottenni Mick Jagger e Keith Richards si incontrano alla stazione ferroviaria di Dartford -Londra-. Mick in quel momento sta andando a scuola e ha sottobraccio dischi di blues, musica nera assai più apprezzata in Inghilterra che in America per motivi razziali. Viaggiano insieme parlando del Blues del Delta del Mississippi, della Chess Records (famoso studio di registrazione di Chicago dove Chuck Berry e Muddy Waters incisero molti dei loro brani) e della loro passione per i vinili.

I due creano un piccolo ed essenziale complesso blues con Mick Jagger alla voce, Keith Richard e Dick Taylor alle chitarre, col quale si esibiscono nei locali dei sobborghi londinesi. Successivamente si aggiungono Brian Jones, che prende il posto di Dick Taylor, e Bill Wyman (che lascia poi la band nel 1994 per problemi di salute). Infine, come ultimo membro della formazione storica, c’è Charlie Watts, che entra nel complesso Blues-Rock, sebbene ami il Bebop, lo Swing e il Jazz. Il loro manager Andrew Oldham, un giovane ambizioso e intelligente, decide che deve farne gli “anti-Beatles” per eccellenza, creando così il mito che tutti conosciamo.

Dopo le prime esperienze discografiche (cover, insuccessi e l’incisione di un inedito di Lennon e McCartney) nel 1965 arriva il loro primo grande successo, Satisfaction, che evita la sparizione del gruppo inglese. Satisfaction non è una semplice canzone, è l’incoronazione dei Rolling Stones, è una pietra miliare della storia del Rock, un manifesto contro il consumismo, è l’essenza di una generazione insoddisfatta, tormentata da pubblicità e mass media, rappresenta il cinismo giovanile dell’epoca ed è una sorta di inno che anticipa la rivoluzione culturale del ‘68. Insomma, trasgressione allo stato puro. Tra storie di droga, di depressione, di litigi e la morte misteriosa di Brian Jones, gli Stones vivono tra alti e bassi, alternando periodi d’oro a momenti di fragilità, ma senza mai cadere nell’oblio. Al culmine della loro carriera, tra il 1965 e il 1972 (anno in cui esce Exile on Main Street, l’ultimo loro grande album), scolpiscono il loro nome nella pietra così a fondo che, nemmeno la rottura negli anni ’80 farà sì che vengano dimenticati.

Ed ora, la nostalgia dei vecchi fasti, e forse la mancanza di successo dei progetti solistici, li hanno fatti tornare insieme nonostante i litigi. Così le ultrasettantenni “Pietre Rotolanti” rotolano come all’epoca, anche se solo a vedersi. Certo ormai non si tratta più soltanto di trasmettere un modo di essere -quello di Satisfaction– ma anche e forse soprattutto di una questione di business. Però il concerto dell’Havana, così come il No filter tour 2018 -che vede interessate le zone dell’Est Europa, anch’esse reduci da regimi comunisti-, ha regalato musica, emozioni e soprattutto la libertà del Rock ai cubani, catapultandoli nel XXI secolo con un concerto da favola. Cinquant’anni di storia in due ore di concerto, diciotto canzoni ed un biglietto gratis  per entrare nel futuro dell’isola che ora c’è con i Rolling Stones.