• mercoledì , 21 novembre 2018

Lo spazio dell’anima

di Daniela de Zen

Una nuova concezione di danza. Non si parla di tutù candidi e svolazzanti e nemmeno di un vero e proprio palcoscenico. La ben nota agli intenditori Fondazione EBD (Egri Bianco Danza) ha portato in scena uno spettacolo che di tradizionale ha ben poco. Il castello di Moncalieri, dove hanno già avuto luogo diverse rappresentazioni della Fondazione, ha avuto l’onore di ospitare l’anteprima nazionale de “Lo spazio dell’anima”.

L’intera performance, frutto dell’abilità del coreografo Raphael Bianco, nasce come un itinerario fra le diverse stanze del castello. Il corpo di ballo, distribuito tra gli spettatori sorpresi e incuriositi, li conduce fisicamente dal grande cortile iniziale fino al salone della Regina. Attirati con suggestive sequenze di passi e movimenti i ballerini li guidano sulle scalinate in marmo fino a destinazione. Il percorso è pensato non solo come spostamento fisico ma anche come un cammino esistenziale in cui, come suggerisce il titolo, gli spazi vengono reinventati, la percezione di essi cambia. I rumori della città svaniscono, i ballerini che circondano il pubblico non sono più degli estranei ma dei compagni di viaggio che riescono con il loro corpo a raggiungere un livello di espressione tale per cui dei movimenti precisi e studiati diventano lo specchio delle loro anime.

La sala della Regina vede al suo interno semplici sedie di plexiglass per gli spettatori disposte in cerchio con a lato un quintetto d’archi, il Quintetto Res. Le musiche di Franz Schuber accompagnano la danza. Danza contemporanea, difficile definire a parole ciò che nasce per superarle. Danza espressiva per antonomasia, nasce come una costola di quella moderna e vede nel suo repertorio passi più liberi, vari, sciolti della più nota danza classica e un approccio del tutto diverso nei confronti sia dello spazio sia del pubblico. I ballerini si avvicinano alla singola persona che viene poi toccata, che percepisce sulla pelle gli spostamenti d’aria dati dal movimento del corpo di ballo, che non può fare a meno di immedesimarsi, una volta immersa nel poetico suono degli archi. L’abile uso delle luci policromatiche contribuisce nel creare quell’atmosfera surreale pregna di significati allegorici. I danzatori rendono il vicino pubblico protagonista di un viaggio nell’anima dell’uomo che nella mutevolezza degli spazi progressivamente raggiunge la catarsi più assoluta. Dotati di incredibile resistenza fisica e di tecnica impeccabile stupiscono il pubblico con momenti di contact che annullano ogni barriera tra artista e spettatore. Il processo di purificazione portato avanti dai ballerini, all’inizio con il semplice liberarsi dei propri vestiti, arriva al culmine dello spettacolo: la fine. Spostandosi adagio, si avvicinano alla finestra della sala, prima chiusa, e poco per volta l’intero corpo di ballo esce, abbandonando allegoricamente il corpo per dare spazio all’anima, lasciando dietro di sé una soffusa luce rossa e la musica di Shubert a colmare il vuoto lasciato dai ballerini.

Questo spettacolo è pronto a girare l’Italia, è pronto a raccontare questa storia. In ogni persona lascerà un diverso ricordo ma parlerà con il linguaggio universale degli unici artisti al mondo che sono la loro stessa arte. Quelli in grado di mettere a nudo l’anima dell’uomo.

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