• mercoledì , 17 ottobre 2018

¡Hasta pronto, Argentina!

2.780.400 km², più di 43 milioni di abitanti di cui 37 hanno antenati europei, soprattutto italiani. Questa è l’Argentina. Secondo paese per estensione dell’America Latina, la parola d’ordine? Diversità. Vanta infatti una grande varietà di paesaggi mozzafiato, dall’imponenza dei rilievi della Cordigliera delle Ande, agli infiniti corsi d’acqua, fino alla bellezza delle cascate, come quelle di Iguazù situate nel nord-est.

Rio Parana’ nella provincia di Entre Rios

Diversità che si percepisce anche nella popolazione. E’ molto legata alle tradizioni e allo spirito dei popoli indigeni originari, specialmente per quanto riguarda il valore di una forte unione. Con la famiglia, gli amici, i turisti: sempre pronti a dare una mano e donare un sorriso. Si può vedere nel tipico asado, un momento conviviale in cui comitive di amici si riuniscono per mangiare insieme la famosa carne argentina, accompagnata dal mate, una bevanda simile al te’ dalle origini leggendarie e da molte risate.

L’Argentina è anche il primo paese per abitanti che parlano la lingua spagnola. Sono ugualmente importanti i dialetti risalenti alle popolazioni originarie: curiosa e’ la storia di Blas Jaime, 71enne di Paranà, nella provincia di Entre Rios, ultimo custode del chanà, un idioma che si credeva perduto da secoli. E’ infatti l’ultimo erede di una tradizione orale matriarcale, ma che non ha mai insegnato a sua figlia in quanto segreta, a causa della persecuzione di queste comunità durante la colonizzazione degli inizi del ‘500, pena il taglio della lingua. Nel 2005, insieme a Pedro Viegas, il giornalista che ha scoperto questo caso, ha cominciato a studiarla, fino a farla entrare nel 2010 nell’Atlante delle lingue del mondo a rischio estinzione dell’Unesco e nel 2014 a pubblicare il primo dizionario Spagnolo-Chanà Chanà-Spagnolo.

Molto forte è l’attaccamento alla patria.  Si vede durante le partite dei mondiali, dove i salotti diventano parte integrante degli stadi, le strade delle città lande desolate. Il 9 luglio, festa nazionale, si ricorda il giorno in cui Juan Manuel Belgrano, guardando il cielo di Rosario, decise che la bandiera argentina sarebbe stata blanca e celeste: si celebra con parate militari, manifestazioni e, per chi può, una visita al monumento alla bandiera proprio nella città natale di Messi.

Monumento a la Bandera, Rosario, Santa Fe

L’Argentina non dimentica. Il peronismo, la dittatura. Los desaparecidos. Dopo il 24 marzo 1976, giorno del golpe successivo alla morte del grande governatore Peron (e di sua moglie Evita, considerata da molti salvatrice della classe proletaria), l’esercito militare instaurò un regime di terrore, di violenza, di silenzio. 30.000 voci soffocate, fatte sparire con un’unica colpa: avere idee differenti, di pace, di unione. E ancora oggi estan desaparecidos. C’è chi non si arrende: las madres y abuelas de Plaza de Mayo. Sono le madri e le nonne che, da quella data, ogni giovedì si riuniscono attorno all’obelisco a Buenos Aires e vi girano intorno per qualche ora. Un fazzoletto bianco in testa, è una processione per chiedere giustizia a quei mostri che per un patto non hanno ancora rivelato nulla, per far valere sempre il motto dei padri fondatori En Union y Libertad  (= in unione e libertà), per farsi sentire e non smettere mai di lottare per la verità.

Madres y abuelas de Plaza de Mayo, Buenos Aires

Intercambio significa scambio tra culture. Ma non finisce qui. E’ uno scambio di idee, di passioni, di sentimenti, di esperienze. Mostra che il mondo non è sempre tutto nero o tutto bianco. E’ una tavolozza di colori, tutti diversi: ognuno può aggiungere qualcosa di sè, del suo essere, della propria personalità. Solo mescolando tutto con il cuore, però, si può creare un quadro del mondo diverso, nuovo, migliore.

I ragazzi di #intercultura18 sulle scale del teatro 3 de febrero a Paranà

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