• sabato , 20 Aprile 2019

Mandelli, “Cura e cuore”

Era il 14 Maggio del 1796 quando Edward Jenner scrisse all’amico Gardner una lettera: finalmente  era vicino alla soluzione, alla cura. Lo dimostrava il suo ultimo esperimento. Egli aveva inoculato l’agente infettivo del cow-pox, il ceppo che attaccava i bovini ma innocuo per l’uomo, ad un bambino, James Phipps, immunizzandolo da quello umano, mortale. Jenner aveva così trovato il modo di guarire dal vaiolo uomini e donne della campagna inglese attraverso il variloae vaccinae. Aveva inventato il primo vaccino. Questo fu uno dei primi traguardi per la scienza e per la medicina. Da allora si sono fatti sempre più passi avanti. Nuove malattie, nuovi vaccini, nuove infezioni, nuove cure. Tra colpi di genio e difficoltà. Tra innovazioni e ostacoli. Tra questi un male nascosto, imprevedibile, inspiegabile come il cancro, in particolare la leucemia e i tumori del sangue, le sue forme più pericolose. Qui però è intervenuto Franco Mandelli, ematologo e professore emereito all’Università Sapienza di Roma, contribuendo a porre fine all’etichetta di ‘male incurabile’ che era consuetudine dare a tale malanno.

Lo ha fatto con la ricerca, ideando nuove strategie di trattamento. E i suoi protocolli si sono così diffusi in tutto il mondo. Ora la malattia è curabile 8 casi su 10. Per questo viene considerato l’inventore dell’ematologia italiana. A lui si deve poi il primo Day Hospital ad hoc nel policlinico Umberto I dove lavorava. Ma ha condotto a questo risultato anche con la solidarietà. Nel 1969 fondò l’AIL, associazione italiana contro leucemie-linfomi e mieloma, che con i suoi volontari raccoglie fondi per la ricerca grazie alla vendita di stelle di Natale e uova di Pasqua. Da ciò scaturirono molte altre iniziative, come la Partita del Cuore o la maratona Trenta Ore per la vita, che da anni continuano a sensibilizzare gli animi di molti. Intanto Mandelli aveva dato vita anche il GIMEMA, gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto.

Questa è in sintesi la sua eredità lasciata al mondo della ricerca. Franco Mandelli si è infatti spento a 87 anni il 15 Luglio scorso, dopo una vita dedicata con grande impegno alla lotta al tumore, per vocazione e per esperienza, come egli raccontava. «Quando ero specializzando a Parma, in reparto venne ricoverata una splendida ragazza con linfoma. La curammo sapendo che non aveva possibilità di guarire. Avevamo a disposizione soltanto cure palliative. Era giovanissima, bella, piena di gioia di vivere e forse me ne innamorai. Quando morì, provai uno spaventoso senso di fallimento misto a impotenza. Ed è allora che sviluppai la voglia di fare qualcosa per cambiare il destino di queste persone» (Corriere della Sera).

E adesso, con il cordoglio di collegi e pazienti, questi ha passato il testimone a una società in progresso, lanciata verso una soluzione definitiva. Moderni e innovativi infatti i metodi di trattamento del tumore, come di diagnosi. Laboratori in tutto il mondo oggi lavorano per rendere efficace ad esempio la ‘biopsia liquida’, procedimento di diagnostica e di studio non invasivo, ma applicabile a una sola goccia di sangue. In poche parole un micro-prelievo. La tecnica è diventata celebre dopo la recente pubblicazione dei dati del test CancerSEEK, svolto da alcuni scienziati della Johns Hopkins University. Tale esame era in grado di rivelare la presenza di otto tipi di tumore prima ancora che i pazienti ne mostrassero i sintomi. Ad un costo di circa 500$ con l’1% di probabilità d’errore, purtroppo frutto di una raccolta di informazioni ancora troppo limitata.

L’idea però di questo tipo di analisi, basata sulla ricerca nel sangue del Dna mutato rilasciato dalle cellule tumorali, seppur ancora pressoché improduttivo a livello di diagnosi offre maggiori speranze per il monitoraggio della malattia. Come procedura rapida e non invasiva può essere ripetuta più volte permettendo di osservare lo sviluppo della massa tumorale e la reazione delle cellule che lo compongono alle cure, in modo da sviluppare la terapia più efficace per quella persona, per quel cancro. Perché finalmente si possa dire che un altro male è vinto, che la vita ha vinto.  “Ho sognato un mondo senza cancro” è il titolo del libro scritto da Roberta Colombo e dedicato alla carriera del Mandelli. Egli non potè arrivare a realizzarlo, al futuro (si spera il più prossimo) spetterà farlo.

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