• mercoledì , 21 novembre 2018

Mani di melma

di Alessandro Protopapa

Il 2018 si è rivelato un anno ricco di emozioni per gli amanti del calcio: il sorpassone della Juventus sul Napoli all’ultimo minuto, la Roma che batte il Barça in Champions League, le speranze del Liverpool polverizzate in finale dal Real, ma non dimentichiamo il colpaccio della Vecchia Signora, l’acquisto di Cristino Ronaldo. Ma la stagione si è conclusa con la finale dei mondiali in Russia e il sogno croato andato in fumo. Un anno spettacolare, ma non per i portieri.

Di sicuro qualcuno si starà chiedendo che cosa stia capitando agli estremi difensori. Giustamente, anche. Infatti il 2018 calcistico è stato costellato da numerose papere di alcuni portieri; da Donnarumma (ricordiamo i due palloni che gli sfuggirono di mano dimostrandosi fatali per il Milan) a Karius che, per i suoi colossali ma facilmente evitabili errori in finale di Champions, è stato ribattezzato sui social come “paperello” (“è il re dei piazzoni e ha le mani di melma” è apparso sulla sua pagina Wikipedia), dal portiere uruguaiano Muslera, che è riuscito ad imitare perfettamente Karius, a Lloris, che ha tentato il dribbling nella finale mondiale su Mandzukic fallendo miseramente. Ma non dimentichiamo De Gea, al quale contro il Portogallo è passato sotto le gambe un tiro di Ronaldo effettuato dalla distanza.

Per queste papere, molti sono stati i commenti e dibattiti su Facebook da parte di preparatori di portieri. Sui loro gruppi apparivano post come “sarebbe stato giusto sostituire Karius finito il primo tempo?” oppure “Muslera ha commesso un errore di posizione o semplicemente è stato ingannato dalla traiettoria del pallone?”. E da queste domande sono venute fuori centinaia di commenti tanto professionali che coloro che li hanno postati potrebbero sembrare mister di Serie A.

Gli allenatori non dovrebbero commentare spettegolando sugli errori dei portieri professionisti, bensì capire cosa può portarli a sbagliare facilmente. Chi popola questi gruppi Facebook spesso non è un allenatore particolarmente degno di nota, ma è solo un preparatore che sembra essere bravo; infatti con vari ostacoli trasforma l’area di allenamento un percorso di guerra, coprendo così le proprie lacune. Insomma, mister tutto fumo e niente arrosto; anche questo è uno dei tanti problemi della preparazione portieri moderna. Un altro grande sbaglio è il fatto che la maggior parte di questi allenatori da social network indottrinano ai ragazzi solo la scuola italiana. Infatti, secondo loro, qualunque gesto tecnico della scuola iberica (piuttosto che anglo-sassone) non deve essere insegnato, poiché è a prescindere dalla sua efficacia un errore. Il problema non è solo questo.

Invece vengono mostrate nuove tecniche (tra l’altro le stesse che hanno fatto di Karius un “paperello dalle mani di melma”) che rendono la parata più spigolosa, meno armonica nell’esecuzione e che rischiano di fare sbagliare ancora più facilmente. Infine un’altra grande problematica del calcio moderno è che le squadre professionistiche, ma anche quelle dilettantistiche di alto livello, tendono a privilegiare un portiere che sia più bravo con i piedi che con le mani. Riguardo a quest’ultimo fatto, anche il mitico Dino Zoff ha espresso la sua opinione: afferma infatti che il portiere in primis deve essere in grado di parare e avere una buona personalità, e poi in secondo luogo è necessario che sappia controllare il pallone e far ripartire l’azione di gioco coi piedi.

Dopo una stagione di papere italiane, europee e mondiali, sarebbe opportuno che ogni allenatore faccia un gesto di autocritica, così come dovrebbero farlo anche le società (professionistiche e non), e chiedersi se sia questa la giusta direzione o se sia opportuno cambiarla possibilmente in meglio. L’unico che veramente può sentirsi escluso da questa riflessione è l’allenatore della Corea, il cui portiere ha parato l’impossibile contro la Germania.

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