• mercoledì , 22 agosto 2018

L’eclissi tra leggende e verità

di Cecilia Vergnano

Nella notte tra il 27 e il 28 luglio 2018 tutti e cinque i continenti hanno avuto la possibilità di ammirare l’eclissi lunare più lunga del secolo, accompagnata da Venere, sempre visibile in basso a destra rispetto alla Luna. Gli scienziati affermano infatti che fino al 2100 non si avrà un’altra eclissi lunga quasi due ore (nella totalità) come quella della notte passata. La Luna non è scomparsa nel cielo, ma ha assunto un rosso scuro, colore dovuto alla rifrazione dei raggi solari dalla nostra atmosfera. E questo fenomeno può verificarsi soltanto in caso di plenilunio.

Ma le eclissi lunari non sono un fenomeno di questi ultimi anni, esistono da quando questo satellite ruota attorno alla Terra, ovvero da molto prima che l’uomo potesse osservarle. Da sempre quindi i popoli hanno notato e studiato questi fenomeni spesso legandoli a leggende, dato che era il loro unico strumento per spiegare avvenimenti del genere.

La leggenda più recente di cui siamo a conoscenza è di Giovanni Keplero, famoso scienziato del XVII secolo: secondo lui durante la notte dell’eclissi dei demoni avrebbero intrapreso un viaggio verso la Terra per rapire gli esseri umani. Anche nell’antica Roma si pensava che ci fosse un demone che, divorando la Luna, attirava la Terra a sé. Così, anche se non ne abbiamo testimonianze scritte, sappiamo che durante la notte di eclissi e anche durante il giorno dopo, in città si svolgevano riti per allontanare questo mostro e i suoi effetti nefasti sugli esseri umani, così come nei popoli indigeni. Nella civiltà assiro-babilonese avveniva un rito simile, ovvero si aveva l’abitudine di suonare il “timpano sacro” e fare canti propiziatori fino alla fine dell’eclissi. Perfino in Cina avevano una credenza molto rassomigliante, solo che non era un mostro a divorare il nostro satellite ma un vero e proprio drago, che veniva scacciato con cerimonie in cui venivano prodotti suoni molto forti attraverso dei tamburi accordati con precise tonalità con lo scopo di farlo allontanare e liberare la Luna. Si narra che durante un’eclissi nella prima metà del secondo millennio a.C. non fossero stati suonati i tamburi e, nonostante la Luna fosse stata liberata comunque, l’imperatore avesse fatto uccidere gli astronomi che non avevano fatto iniziare il rito tipico. I Persiani invece pensavano che l’eclissi lunare non fosse altro che una punizione degli dèi per l’uomo, in particolare la Luna di colore rossastro.

Insomma le eclissi lunari erano per la maggior parte associate a conseguenze nefaste per gli uomini sulla Terra, soprattutto la Luna di colore rosso, chiamata per l’appunto “Luna di sangue”. Ma ci sono anche culture che vedono questo fenomeno sotto luce più romantica e meno pessimistica, considerandola come un abbraccio tra il Sole e la Luna.

Una prima spiegazione scientifica, che legava quindi i fenomeni a fatti non magici ma naturali, venne data dal console romano Gaio Sulpicio Gallo nel II secolo a.C. Anche in Grecia si interessarono alle eclissi ma solo dal V secolo a.C.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad una delle eclissi più spettacolari degli ultimi tempi. Molti luoghi si sono attrezzati per offrire zone di osservazione del fenomeno: dalla Sacra di San Michele alla basilica di Superga, dalla Mole Antonelliana all’osservatorio astronomico di Pino Torinese. Quest’ultimo in particolare ha fornito la possibilità di osservare la Luna e di assistere a conferenze relative a quest’argomento per permettere ai visitatori di approfondire questo argomento molto suggestivo sia a livello scientifico sia a livello etnografico.

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