• mercoledì , 12 Dic 2018

Lavorare (non) stanca

di Giulia Lio

Il lavoro. Un termine che tutti noi conosciamo ma che per gli adolescenti  risulta distante. Un mondo da raggiungere dopo anni di studi e di cui si è  solo sentito parlare senza averne un’esperienza concreta.

Non così per gli studenti di Valsalice che anno partecipato alla work-experience a Brighton, dove hanno potuto avere un assaggio di cosa sia il mondo del lavoro: a luglio hanno infatti messo da parte tutte le comodità della vita da “studente in vacanza” per andare a lavorare in un altro paese. Nuova lingua, nuove persone, nuova cultura e una nuova e unica esperienza da vivere! Divisi tra bar, charity shop e asili (le così dette “nursery”) hanno potuto vivere tre settimane immersi nel mondo degli adulti, con orari da rispettare, responsabilità, manager esigenti, colleghi con cui instaurare un rapporto di fiducia e clienti da accontentare. Tutto questo potrebbe sembrare noioso e stancante, ma per chiunque abbia preso parte a questo progetto è risultato essere una vera esperienza di vita.

Brighton è abitata da gente che arriva da ogni dove. Storie di ragazzi diversi, che provengono da differenti paesi che si sono recati in questa vivace città sulla costa inglese, rimboccandosi le maniche con la speranza di raggiungere i propri obiettivi. Ed è così che preparando un cappuccino ci si ritrova a parlare con una ragazza che a soli 26 anni ha già vissuto in cinque paesi diversi e che ora tra i banconi di un bar in Queens Road prepara online esami di biochimica. O con uno studente della Repubblica Ceca che è venuto a lavorare in un caffè per migliorare il suo inglese. O ancora con una cuoca che sogna, un giorno, di poter aprire una pasticceria. Ragazzi diversi, storie diverse, sogni e obiettivi. Vedere come ognuno decida di vivere la sua vita, come cerchi di mettersi in gioco per conquistare ciò che desidera e come culture diverse riescano a convivere, insegnando e lasciandosi insegnare qualcosa. Si impara così che il lavoro è un’interazione, entrare in contatto con persone di varie estrazioni e origini.

Mettersi in gioco, decidere di voler imparare e iniziare. Si parte con qualche caffè, poi si prova a fare i primi cappuccini, si impara a preparare il latte e si tenta di disegnare qualche cuore. Ognuno aiuta l’altro, tutti insegnano qualche trucchetto e spiegano il loro metodo.

 

Il lavoro è un vero gioco di squadra. Per ottenere un buon risultato il segreto è unire le proprie capacità e insieme affrontare la sfida. Niente agitazione, solo calma e concentrazione, accettando l’aiuto degli altri. Lavorando si impara l’umiltà, se si sbaglia bisogna riconoscere i propri errori e chiedere una mano: questo è l’unico modo per apprendere e migliorare. Si impara così a lavorare in squadra e ad abbassare la testa, si capisce che in alcune situazioni l’umiltà è fondamentale. Si impara ad eseguire gli ordini. Così quelle ore di libertà hanno un sapore del tutto diverso dalle monotone giornate di luglio in vacanza. E quando ritorni in Italia alla tua quotidianità ci si accorge con stupore che manca quella routine frenetica.

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