• giovedì , 29 Ottobre 2020

Ego e alter ego

di Vittorio Tucci

L’alter ego non è un factotum ma è proprio l’altro io. Nulla di preoccupante perché la clonazione degli esseri umani è ancora fantascienza. Il cammino che ha portato alla clonazione, infatti, è stato lungo e continua ancora.

Il termine clonazione, dal greco antico κλον, che significa ramo, ramoscello, indica una riproduzione asessuata naturale o artificiale di un intero organismo o di una singola cellula.

I primi tentativi di clonazione risalgono ai primi decenni del ventesimo secolo. Nel 1962 John Gurdon ritentò l’esperimento di Briggs e King che nel 1952 avevano sperimentato la clonazione di una rana, ottenendo solo sette girini che si trasformarono in rane adulte fertili. Nel 1981 Hoppe e Karl Illmensee ottennero alcuni topolini cloni, dimostrando che si potevano clonare i mammiferi. Nel 1996 il gruppo diretto da Ian Wilmut, dell’Istituto Roslin di Edimburgo in Scozia, perfezionò la tecnica della clonazione facendo nascere un agnello clone, la famosissima Dolly che visse sei anni. Nel 2018 in Cina sono stati clonati i primi macachi Zhong Zhong e Hua Hua con la tecnica della pecora Dolly.

La clonazione dei mammiferi ha aperto la strada alla clonazione umana. Attualmente gli scienziati mirano alla clonazione terapeutica di cui sulla Repubblica nella pagina di cultura e scienze ha parlato Giovanni Maria Pace, citando il documento della Commissione di esperti sulle cellule staminali. Questo documento paragona l’avvento delle staminali alla rivoluzione portata in medicina dagli antibiotici. Il problema etico legato alla clonazione terapeutica riguarda la provenienza delle cellule staminali. Esse possono essere ricavate dal midollo spinale o da una placenta o dal cordone ombelicale del neonato; a nostro avviso il loro utilizzo in questo caso è lecito mentre è eticamente condannabile ottenere le cellule staminali da embrioni umani, in quanto ciò provoca la morte dell’embrione. Tale clonazione è condannabile anche perché un embrione umano viene trattato come un pezzo di ricambio.

La legge italiana 40 del 2004 condanna la clonazione umana a fini sia procreativi sia di ricerca; la clonazione terapeutica è invece ammessa in Gran Bretagna. Alcuni sono favorevoli alla clonazione riproduttiva che permetterebbe a genitori sterili di avere figli con parte del proprio DNA. Tale clonazione, voluta dal professor Antinori, è stata condannata per motivi etici dal papa emerito Benedetto XVI nell’enciclica:”Caritas in veritate”.

La clonazione umana oggi è clinicamente possibile ma non è legalmente consentita per motivi etici. Ottenere tanti uomini replicati infatti turberebbe l’unicità dell’individuo e la vita umana che si evolve proprio grazie alla “diversità”. Possibili errori di laboratorio potrebbero inoltre causare danni irreversibili sulla natura umana. Questo argomento è stato trattato dallo scrittore inglese Kazuo Ishiguro nel romanzo del 2005  “Non lasciarmi” dove i cloni sono persone dotate anche di buone capacità creative, educate in un buon college ma destinate a diventare da adulti donatori di organi. La trama si svolge però in un mondo parallelo e il romanzo vuole essere una metafora della vita in cui gli uomini a volte svolgono compiti non desiderati fino alla fine,affrontando il loro destino.

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