• mercoledì , 21 novembre 2018

Volantini per l’inferno

Come successo tre mesi fa nella Ghoutha Orientale anche a Idlib la paura è esplosa dopo che gli aerei dell’esercito siriano hanno lanciato i volantini e sono volati via lasciando ricordi di guerra nel cuore degli abitanti della città, molti dei quali sono infatti profughi scappati dall’altra offensiva governativa. Il messaggio era rivolto ai combattenti e veniva ordinato loro di arrendersi, ma la vera bomba è arrivata su quei due terzi di cittadini, sfollati di altre regioni del paese, che ricordano in modo troppo vivido il sapore del sangue e il suono del terrore.

Damasco aveva fatto capire che l’area della città non ci sarebbero state azioni militari  motivo per cui molti di quelli che ora sono gli abitanti della provincia avevano deciso di vivere in questa zona, facendo crescere la popolazione del luogo da uno a tre milioni di persone. Ora, tutte spaventate.

Spaventato è anche l’Onu, la preoccupazione è che 700 mila debbano scappare (di nuovo). Una preoccupazione che diventa ancora più reale se si analizza la situazione, soprattutto se si pensa alla  possibilità di attacchi chimici da entrambe le parti. Nonostante un inviato delle Organizzazione delle Nazioni Unite abbia chiesto a Damasco di aspettare per facilitare l’evacuazione dei civili. La risposta però è stata un no, poichè il loro obbiettivo è la lotta al terrorismo.

La guerra in Siria, che sta costando la vita a milioni di uomini continua mietere vittime. E nelle stesse zone in cui si potrebbe svolgere una nuova battaglia già si sono sentiti troppi  proiettili uccidere persone.  Si parla di vite come fossero oggetti. Anzi non si parla. Quei 700.000  non possono essere ignorati.

Il messaggio che  è stato sganciato dagli aerei è un colpo di avvertimento, ma i cittadini di quella zona sono ancora bloccati. Bisogna che vengano aiutati, ma senza armi, serve la politica.  Ma nessuno vuole farlo. In Siria si muore e quasi un milione di persone aspettano di vivere: l’Europa osserva. Gli Europei, che cento anni fa vedevano la morte dei loro soldati nelle loro terre, durante la Prima Guerra Mondiale.

In questo momento quello che potrebbe essere un ostacolo è l’esercito turco, ma è già stata fissata un data per parlare sull’asse Ankara-Mosca per questo motivo. Tuttavia l’attacco potrebbe partire nonostante le forze armate di Erdogan. Questa incognita potrebbe  comunque fermare uno spargimento di sangue.

Settecentomila voci chiedono già aiuto, si possono aiutare ora e fare in modo di intromettersi o supportare e convincere il governo turco, evitando una battaglia chimica e pallottole, oppure aspettare e poi sentire i lamenti e i vari “aiutiamoli a casa loro”. Difficile spiegare come questo non è stato fatto e che comunque queste persone non hanno più  una casa  e hanno bisogno di aiuto e l’europa dovrà pensare a queste vittime.

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