• domenica , 20 Gennaio 2019

Il bello nell’arte e nella letteratura ieri e oggi

di Giovanni Ricci

La grande presenza di pubblicità ai giorni nostri influenza inevitabilmente i nostri gusti e la moda ne è un esempio. Nel 2018 basta che un rapper famoso pubblichi su un suo profilo social una foto di sé con un nuovo capo di abbigliamento che subito, nel giro di poche ore, scatti la caccia al tesoro per aggiudicarsi il modello. Sorge spontaneo domandarci se sappiamo essere un po’ indipendenti e  saper ancora riconoscere ciò che ci piace.

L’ uomo per secoli ha tentato di identificare il “bello”. Basti pensare all’antica Grecia, dove per secoli il Kanon di Policleto ha dettato le irremovibili leggi che descrivevano la perfezione scultorea. Se per alcuni l’impeccabilità di un’ opera era il culmine dell’arte e della natura, per altri l’inespressività era la più grande mancanza. Con l’avvento del cristianesimo, infatti, l’uomo è bello per ciò che è, per la sua unicità e per come si comporta. È la coscienza umana che matura e si forma. Solo pochi secoli prima  Socrate aveva pronunciato la celeberrima frase :  “l’uomo è la sua anima” a significare che non ci si può soffermare sull’apparenza e sull’illusione a cui essa porta. Quindi è una forte condanna alla bellezza canonica che si è contraddistinta in tutto il periodo classico.

Risultati immagini per kanon di policleto

La provocazione è quindi lanciata. C’è una disperata ricerca di esprimere ciò che si prova e ciò che si pensa ed è proprio da questa necessità comunicativa che nasce la letteratura. L’arte in quanto visiva e apparentemente meno complessa, senza regole grammaticali e senza un alfabeto da inventare, è la prima modalità espressiva. Descrivere e rendere accessibile a tutti il proprio pensiero però, è un ulteriore passo che la letteratura sovente favorisce.

L’arte e la Letteratura si sviluppano nella storia come mezzi espressivi unici ed ugualmente importanti. Il bello è mutato secondo il senso critico dell’uomo proprio dall’antichità fino ai giorni nostri. Nel medioevo la bellezza è il celebrare un  Dio che è perfetto e buono; in seguito la storia, l’arte e la letteratura cercano il bello nel fulcro dell’anima e nel sentimento dell’uomo. Ad esempio l’impressionismo ottocentesco sacrifica il realismo per  favorire le sensazioni dei colori, invece la poesia perde la semplicità della prosa per poter comunicare attraverso lo stile i più profondi sentimenti poetici. Il ragionamento a cui l’uomo si è sottoposto è un progressivo passaggio dalla celebrazione assoluta della bellezza esteriore alla riconsiderazione dei propri sentimenti e della propria personalità ed unicità. Quindi dovremmo credere ad una riflessione che perdura da millenni e che ci porta a reputare essenziale la bellezza dell’anima e dei sentimenti che si riflettono nell’opera. Se colui che entra in contatto con l’opera la sa comprendere ed apprezzare, si ritrova ad essere in perfetta comunione con l’autore.Risultati immagini per il bello nel fulcro dell'anima e del sentimento dell'uomo

Non cerchiamo una bellezza imposta come il Kanon, la quale è ancora presente nella civiltà odierna. Andare oltre e formarsi un senso critico è il primo passo per potersi esprimere e per far risaltare la nostra personalità unica; cerchiamo ciò che secondo noi è veramente bello.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Potrai visualizzare la lista dei cookies attivi e revocare il consenso collegandoti alla pagina http://ilsalice.liceovalsalice.it/cookie-policy/. Per maggiori informazioni leggi la nostra Cookie Policy.

Chiudi