• domenica , 26 Maggio 2019

Il professor Garino racconta il suo Cern

Come era strutturato il corso da Lei frequentato al Cern di Ginevra?

“Il corso di Ginevra era l’ITP (Italian Teacher Program) Discovery. Ho frequentato il primo dei due livelli in cui il corso è strutturato. Ho seguito delle lezioni teoriche al mattino e al pomeriggio, intervallate (soprattutto nel pomeriggio) da visite con spiegazioni delle varie parti del CERN (acceleratori, centro di controllo etc.). Nelle visite vedevamo in parte quello che ci veniva spiegato nelle lezioni teoriche. L’idea del progetto è quella di formare dei professori liceali in grado di “portare la fisica delle particelle” a scuola. Ci venivano anche assegnati dei compiti, che facevamo la sera dopo otto e più ore di lezione (una sera con i miei colleghi abbiamo fatto i compiti fino alle 23!). Insomma, sono tornato studente! Ed anche per questo il corso è stato utile: mi ha fatto vivere di nuovo dalla prospettiva di voi ragazzi con il dovere di studiare e fare i compiti”.

Come ha avuto la possibilità di frequentare questo corso e da chi ha ricevuto l’invito a partecipare alle lezioni tenute nel centro di ricerca ?

“Ho scoperto di questo corso lo scorso anno quando ho portato un gruppo di ragazzi di Valsalice al Cern a fare un’esperienza allo S’Cool Lab. Lì ho conosciuto uno dei tutor (un ragazzo che faceva il Phd in Science Comunication di nome Alexander Brown) che faceva fare l’attività ai nostri allievi e dialogando assieme, ha notato il mio entusiasmo e mi ha proposto di provare a iscrivermi  a questo corso che fanno ogni anno per i professori italiani e provare a passare la selezione. Mi sono quindi iscritto e ho dovuto compilare un questionario molto dettagliato, sulla base del quale hanno selezionato i partecipanti (mi hanno detto che ne hanno selezionati circa uno ogni quattro di quelli che avevano fatto domanda)”.

In che modo le lezioni da Lei seguite possono avere una ricaduta sulla sua didattica e sulla sua formazione personale ?

“Mi hanno dato un grandissimo entusiasmo e fatto capire ancora di più quanto sia bella la Fisica; quindi la voglia e la motivazione per insegnare questa materia sono aumentate e di sicuro la mia didattica non potrà che beneficiarne. Mi hanno formato ulteriormente su un argomento molto interessante e mi hanno offerto numerose idee e spunti per fare collegamenti a lezione e addirittura di presentare un modulo sul mondo delle particelle e su quello che fanno al CERN. Riguardo la mia formazione personale posso solo dire che non si smette mai di imparare e che un professore dovrebbe sempre continuare a studiare e aggiornarsi: quindi un corso come questo non può che avermi fatto bene! Tutto è stato progettato e fatto nell’ottica di “trasportare” queste conoscenze e competenze in classe!”.

Il fatto che il corso da Lei seguito fosse proprio al Cern quanto ha influito sulla qualità delle lezioni e degli argomenti trattati?

“E’ stato fondamentale perché così ho visto subito, in loco, quello che mi raccontavano e in più perché in questo modo i vari ricercatori/professori che hanno tenuto le lezioni hanno potuto farlo rubando solo qualche ora al loro lavoro; se fossero dovuti venire ad esempio a Torino sarebbe stato tutto più difficile e non tutti avrebbero potuto raggiungerci. Direi che questo corso non si può fare fuori dal Cern: è un corso del CERN!”.

Qual è la giornata tipo di un ricercatore al Cern?

“Come una giornata di un qualsiasi altro professionista; si svegliano e fanno il loro lavoro tutto il giorno come tutti noi. Certo quando vanno in “trip agonistico” li puoi vedere lavorare a qualunque ora e senza sosta! Alcuni di loro (quelli addetti agli acceleratori per esempio) a volte sono “on call”, proprio come i medici, cioè devono stare non troppo lontano e se c’è bisogno schizzare al CERN per sistemare un problema! Di sicuro hanno la possibilità di lavorare su una materia (la Fisica) che è una delle cose più belle al mondo. Sono quasi fortunati come me che lavoro con la Fisica, ma in più io ho a che fare con i ragazzi (d’altronde faccio il mestiere più bello del mondo!)”.

 E’ noto che nel centro di ricerca del Cern a Ginevra confluiscono e collaborano ricercatori e studiosi da tutto il mondo; secondo Lei questa internazionalità può rappresentare un valore aggiunto alla ricerca scientifica moderna?

“Sicuramente. Bisogna capire che la Fisica e gli esperimenti di oggi (soprattutto come quelli al CERN) sono esperimenti che richiedono la collaborazione di tantissime persone; non si può più fare come una volta che i fisici si rinchiudevano da soli nel loro laboratorio e ricercavano; oggi la complessità degli esperimenti richiede lavoro di squadra. L’internazionalità non può che giovare perché si mettono insieme punti di vista differenti, preparazioni diverse. Guardare un problema sempre dallo stesso punto di vista non ti porta da nessuna parte e questo me lo aveva già insegnato il professor Schinetti a suo tempo, quando, da suo allievo qui a Valsalice, mi interrogava e di fronte ad un esercizio, di cui non trovavo la soluzione, mi faceva scendere dalla predella e allontanare dalla lavagna, per guardare il problema da un punto di vista diverso e il più delle volte il metodo funzionava. Credo che il CERN non sarebbe quello che è senza la sua internazionalità, e questa la si respira stando lì! Si respira il vero spirito di una Europa unita, anzi del mondo intero unito! Capisci veramente che, quando si parla di umani che collaborano, 1+1 non fa 2, ma fa molto di più”.

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