• domenica , 26 Maggio 2019

Stefania Chieppa, dritto, rovescio e mamma

Il Salice ha avuto il piacere di intervistare Stefania Chieppa, ex campionessa di tennis arrivata alla posizione 359° della classifica mondiale, che oggi si è resa disponibile a soddisfare alcune curiosità.

Ciao Stefania, è un piacere poter parlare con te, per iniziare vorrei chiederti che cos’è per te il tennis.

Per me il tennis è la mia vita, fortunatamente sono riuscita a fare di una passione il mio lavoro.

Quando hai iniziato a giocare a tennis?

Ho iniziato a giocare a tennis all’età di 7 anni, i miei genitori avevano iniziato a frequentare il circolo del Green Park, così, passando lì le mie giornate, alla fine i miei decisero di farmi provare. Da piccola i miei più grandi idoli sono stati Steffi Graf e Pete Sampra, poi successivamente Roger Federer.

Cosa ne pensi del tennis moderno?

Credo che sia sempre più esplosivo grazie anche all’aiuto dell’evoluzione degli attrezzi e delle superfici. Si gioca ormai a velocità molto alte e proprio per questo è difficile distinguere una grande varietà di modalità di gioco, soprattutto nel tennis femminile si tende ad assistere ormai a tipi di gioco molto simili. Al giorno d’oggi ci sono tante buone tenniste ma ormai il livello è molto ravvicinato e qualunque delle top 30 potrebbe salire in vetta da un momento all’altro. L’unica che secondo me se si allenasse con costanza potrebbe ancora avere il dominio incontrastato è Serena Williams. 

Qual è il tuo colpo più forte e quale il più debole?

I miei colpi più forti sono il rovescio lungolinea e lo schiaffo al volo di dritto, mentre quello più debole è il dritto in corsa diagonale. 

Qual è stato l’avversario più difficile da affrontare?

Diciamo che in generale con le giocatrici che ho affrontato sono sempre riuscita a giocarmela, ma c’era una che proprio mi dava fastidio come gioco, Romina Oprandi, ex top 40 WTA (Women’s Tennis Association, l’associazione che riunisce le tenniste professioniste di tutto il mondo, il corrispettivo del maschile ATP). 

Hai qualche aneddoto divertente, inerente alla tua carriera, che ti piacerebbe raccontare? 

Uno dei momenti che più mi è rimasto impresso è stato quando mi trovavo all’aeroporto di Barcellona, appena arrivata da un torneo e pronta a partire per un’altro. Dovevo andare a Bilbao in tarda serata ma guardando il tabellone mi ero accorta che c’era parecchio ritardo, quindi mi sono messa tranquillamente a mangiare. Ad un certo punto mi arriva un messaggio da amici, che erano in aeroporto con me ma che dovevano prendere un altro volo, che mi chiedevano se fossi già salita sull’aereo perché vicino a loro stavano dando l’ultima chiamata del mio volo. Peccato che io mi trovassi completamente dall’altra parte dell’aeroporto perché avevo visto sì, un volo per Bilbao, ma di un’altra compagnia. Quindi mi misi a correre come una pazza per arrivare a prendere quel volo ma dopo aver attraversato tutto l’aeroporto arrivai che avevano appena chiuso le porte. Ero disperata perché quello sarebbe stato l’ultimo volo e il giorno dopo avrei dovuto giocare la partita. Poi non so come ma supplicando mille volte di farmi salire, alla fine mi riaprirono le porte e mi fecero entrare. Arrivai finalmente a Bilbao ma mancava qualcosa: ovviamente la valigia non arrivò!  Ero disperata, ma per fortuna riuscii a recuperare un completino almeno per il primo incontro e poi ad avere la valigia nei giorni seguenti… Beh non ci crederete ma da come stavano andando le cose sembrava che non fosse destino che facessi quel torneo e invece vinsi i miei primi 10.000 $!! Un gran bel ricordo, ma tuttavia non paragonabile a quello della vittoria contro la 75° al mondo nelle qualificazioni agli internazionali d’Italia.

Qual è stato il tuo picco più alto? Il momento di massima forma, fisica e mentale, e il trofeo più importante che tu abbia mai vinto? 

Il 2006 è stato l’anno in cui ho raggiunto il mio miglior ranking WTA: 359 in singolo e 201 in doppio; mentre a livello italiano 2.1 e tra le prime 15 giocatrici, mentre ora sono 2.2. Sicuramente i trofei più memorabili sono stati i due 10.000 $ vinti a Gexto (Bilbao, Spagna), il torneo di Settimo San Pietro (Sardegna) e la medaglia di bronzo ai giochi del mediterraneo ad Almeria (Spagna) del 2004.

Cosa ti ha spinto a concludere la tua carriera da professionista così presto? 

Ho pensato tante volte di smettere per non essere riuscita in quel momento ad ottenere magari ciò che mi ero prefissata, ma l’amore per questo sport era così forte da farmi ritrovare la forza per rialzarmi e riprovarci; purtroppo però il tennis è uno sport molto dispendioso sia a livello fisico/mentale che soprattutto economico, quindi all’età di 24 anni ho deciso che forse mi sarei dovuta rimboccare le maniche e provare a concludere l’università e non dover sempre far fare ai miei genitori sacrifici economici. So che loro lo avrebbero fatto come sempre volentieri, ma io mi caricavo di pressioni per voler emergere troppo in fretta e ricambiare dei sacrifici fatti dai miei genitori (e anche dei miei sacrifici personali) e ciò non mi faceva giocare tranquilla; quindi alla fine decisi di smettere a livello professionistico e concludere gli studi, per intraprendere l’attività lavorativa. Col senno di poi non avrei smesso così presto assolutamente!       

Cosa fai ora, dopo il tuo ritiro? 

Adesso insegno, collaboro col canale tv “Supertennis”, ma nel frattempo mi piace ancora gareggiare. Mentre prima mi allenavo 6 giorni su 7, mattino e pomeriggio, ora faccio in media solamente 3 o 4 allenamenti a settimana, tutti mirati a mantenere un certo livello per continuare a gareggiare nel campionato di serie A1 e a qualche torneo open a livello nazionale. Insegnare comunque mi gratifica molto, infatti ho raggiunto la miglior qualifica (ovvero quella di tecnico nazionale) per poter migliorare sempre di più. Sinceramente da ragazza non credevo che avrei insegnato perchè dopo tutti questi anni pensavo di potermi stufare, invece ho capito che continuare a trasmettere questa passione è la cosa che so fare meglio. Nel futuro spero di contribuire alla fuoriuscita di una giocatrice professionista ma nel frattempo ho anche due bimbi piccoli da crescere.

Chi ti è stato più d’auto nella tua carriera? 

Sicuramente chi mi è stata più vicino da sempre è la mia famiglia, in primis mio padre! 

Perché consiglieresti a qualcuno il tennis rispetto ad un altro sport? 

Consiglierei il tennis perché è uno sport completo sotto ogni punto di vista: fisico, mentale e tecnico. Essendo uno sport individuale sei costretta/o ad adattarti e arrangiarti da solo in ogni situazione sia in campo che fuori e ciò ti fa crescere molto in fretta e sicuramente aiuta ad essere più maturi anche nella vita.

Che consigli ti senti di dare ai giovani che intraprendono la carriera del tennis? 

Probabilmente consiglierei di perseverare se veramente si crede in quello che si fa e se si hanno le possibilità economiche; di non mollare e provarci perché ci può essere una possibilità per ognuno di noi se ci crediamo veramente e se abbiamo il supporto giusto dalle persone a noi vicine. 

Un ringraziamento ed un augurio a Stefania, come allenatrice e come mamma, da tutta la redazione del “Salice”.


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