• mercoledì , 20 Febbraio 2019

Musica

Silenzio.
L’eterna Beatitudine nella contemplazione de “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.
Una voce sospesa, sferzante, ossessiva: il richiamo del daimon. 
“Suona.”

Marc Chagall, cupola dell’Opera Garnier di Parigi

E’ la musica quel soffio vitale, il “Qi”, il seme, l’essenza nella mens cinese e giapponese, conosciuto dagli induisti come il “Prana”, che pervade e anima tutto il creato, il “Kà” per gli antichi Egizi, in greco espresso con il termine “Pneuma, pneumatos.”

Michelangelo Buonarroti, la Creazione di Adamo

Il caos del pensiero umano, condannato a vagare indeterminatamente, per espiare il peccato, si riunisce in un unico punto.
Allora nasce un Tempo, “lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore”, intrinseco all’essere: è salvezza nell’attimo dell’espressione di quest’ultimo e dannazione nello scorrere inesorabile del primo.
Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero. (Mentre parliamo il Tempo invidioso sarà già fuggito: cogli l’attimo il meno possibile fiduciosa nel domani.)
“Un presente che include passato e futuro. Nonostante il suono sia un’energia fisica che presto decade, ha una sua durata e forse è questo presente carico di passato e futuro, con una sua durata, che può raffigurare nel nostro vissuto, in modo esemplare, un frammento dell’eternità. Immagine meravigliosa, ma impossibile. L’eternità non è misurabile. Neanche un suo frammento lo sarà, sarà anch’esso eterno. Un istante, soltanto uno, ma eterno” spiegò Cappelletto in una conferenza sul Tempo -creatura tormentosa – della Musica.

Tutto entra in risonanza con questo suono, perché, secondo le parole di Tesla :”Se desideri capire l’Universo, pensa a Energia, Frequenza e Vibrazione“, la realtà è un’interazione di frequenze diverse.
Il rosso del pittore si infiamma, la parola del pittore si anima, di più: la città si illumina, la collina si risveglia e il mare si adira. L’uomo è destinato a tendere sempre verso un desiderio di un quid più alto, il falco alto levato nel mal di vivere, che non è esprimibile. Semplicemente dove finiscono le parole, inizia la musica.

“Quando ciò che vogliamo si incontra con ciò che la vita vuole da noi, l’intero universo cospira per la realizzazione di quel sogno: ciò che gli antichi cinesi chiamavano essere nel Tao e gli antichi greci Kairos “scrissero due grandi pianisti.
Nell’idea di Franz Liszt, l’artista nasce segnato dal suggello della predestinazione, non può scegliere la vocazione, ma è proprio essa a impadronirsi di lui e trascinarlo.
James Hillman, famoso psicanalista, a proposito di questa forza dirompente: “La via del cuore, il dharma, è la ragione per cui si è vivi”. 

Tutto è in armonia, in quell’istante d’estasi, al “risveglio” buddhista e vibra, in equilibrio, in un flusso eterno. Pianissimo, piano, mezzopiano, mezzoforte, forte, fortissimo, sforzato e il culmine.

“La mia vita finì due volte prima della sua fine; 
Resta ancora da vedere
Se l’Immortalità non sveli
Un terzo evento a me,


Così immenso, così disperante da concepire
Come quelli che due volte accaddero.
Separazione è quanto sappiamo del Cielo,
E quanto ci basta dell’Inferno.”

Silenzio.

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