• venerdì , 19 Aprile 2019

C’è posta per i maturandi

“Quale busta vuole? La uno, la due o la tre?” No, non stiamo assistendo a una puntata del “Rischiatutto”. Questa sarà la domanda esistenziale che aprirà i colloqui orali di maturità a partire dal prossimo giugno. Tre buste, tre domande. Cinque anni di studi ridotti a un banale gioco del caso.

E ancora. Una seconda prova che prevede un “fritto misto” di materie caratterizzanti per ogni corso di studi. Modalità di verifica senza precedenti, dovrebbe aiutare lo studente a sviluppare il senso critico e collegamenti interdisciplinari tra quegli spauracchi diventati ormai pane quotidiano.

Dopo mesi di indiscrezioni, silenzi e di mezze verità, le brillanti novità sono state rese note, come un fulmine a ciel sereno per studenti e insegnanti, dallo stesso Ministro Bussetti il 18 gennaio. Tramite una diretta Facebook. Un mezzo di informazione mai visto prima, che fa comprendere l’epicità del cambiamento. Ma se è vero che le materie sono state annunciate con anticipo rispetto al tradizionale 31 gennaio, non si può dire lo stesso per le indicazioni dello svolgimento complessivo dell’esame. Ancora troppo poche le certezze: si è accennato a una relazione sulle esperienze di alternanza scuola-lavoro. E di una parte di discussione sulla cittadinanza e costituzione italiana, queste sconosciute. Una modifica così radicale dovrebbe tenere conto del lavoro necessario da entrambe le parti per attuarla: ad oggi, invece, sembra che il Ministero abbia perso la cognizione del tempo.

Si dice che la storia non si faccia né con i se, né con i ma. Non è il caso della maturità italiana. Perchè è di dimostrare di essere maturi che si parla. La fine di un percorso lungo, fatto di momenti di apprendimento, ma soprattutto di grande crescita personale e umana. Queste, però, rischiano di essere eclissate da un esame che si prefigge di “livellare le conoscenze”. La sostituzione della tesina con un sistema simile ai più noti quiz televisivi, invece, svela una realtà agghiacciante: al mondo non servono più ragazzi capaci di pensare con la propria testa, ma teste in cui, come contenitori da riempire, vengono inseriti dati, che dovranno poi essere semplicemente riportati.


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