• martedì , 18 Giugno 2019

Una forza in potenza di essere

di Federica Aimone

Intrappolati in sé stessi

Sono diverso”. Fa paura ammetterlo. Spesso lo si dice con un tono soffocato, strozzato in gola. Una tremenda verità, vista come una debolezza, mai come una forza. Mai come quell’elemento che potrebbe spostare gli equilibri della propria vita. Eppure quella fragilità, quel singolo difetto, rende unici. Tutto ciò che frena dall’esprimere ciò che si è sono le paure irrazionali che fanno capolino nei pensieri di ciascuno. Si è frenati da se stessi. Ed è un vero peccato: chi è andato oltre, oltre i propri limiti e le proprie paure, ha compiuto azioni grandiose. E non grandiose per il mondo, ma per se stesso. Non ha ottenuto riconoscimento pubblico, ma il riconoscere di essere superati è diventata la vera vittoria. Senza bisogno di null’altro. Così la fragiltà diventa “ricchezza del singolo”, non più uno “scarto vergognoso” da nascondere.

Utopia di una società

Un meccanismo del genere, applicato ad ognuno, porterebbe ad una varietà sconfinata. Nessuno sarebbe uguale all’altro, ma ciascuno avrebbe idee diverse da condividere. Ci sarebbe apertura mentale nell’accettare non soltanto se stessi ma anche gli altri, divenuti veicolo di conoscenza e nuova visione della realtà. Una società dove la propria fragilità è motivo di vanto e di aiuto reciproco, non di inferiorità. Invece di puntare a superare e schiacciare l’altro, corrergli incontro. Una visione di questo tipo pare irrealizzabile, di fantasia, però all’inizio di una scalata anche la vetta della montagna sembra irraggiungibile.

Questioni di marmellata

Si è portati a pensare che l’essere fragili sia una rovina, una sciagura. Così, come il bambino che mette le mani sporche di marmellata dietro la schiena: ci si crea una finta facciata “perfetta”, lasciando la “marmellata” nascosta. Ma quella diventa mano a mano più appiccicosa e la sua presenza si fa sempre più sentire. Allo stesso modo le insicurezze si fanno più pesanti e fastidiose, creano un senso di disgusto e pur di non darle a vedere si costruisce un muro di falsità, dentro il quale ci si rinchiude. La morte di ogni possibilità di apertura. Il logoramento dell’essere. La diversità poteva essere bellezza ed è diventata condanna. La marmellata poteva suscitare una risata ma ha portato ad un castigo.

Non si può vivere in questo modo, “non si è nemmeno più uomini”. Si diventa esseri viventi. Ma l’unicità del genere umano sta nell’essere capaci di esprimersi, in qualunque modo che si ritenga il migliore per sè: l’arte, la poesia, poesia, la musica, la danza, la recitazione. E coloro considerati geni per quello che scrivevano, componevano o rappresentavano, erano tali perchè mettevano a nudo le proprie fragilità facendone uno stile di vita. Autori come Pascoli e Leopardi per quanto abbiano visioni della vita diverse, probabilmente da tutto il resto del mondo, piacciono. Non perchè sono esempi di forza o eroi, ma perchè indagano il proprio animo e manifestano le loro debolezze. Brillano nel grigiore perchè, se a maggioranza cerca di inseguire un inesistente ideale di perfezione, loro corrono nella direzione opposta, verso la scoperta di sé stessi.

Giacomo Leopardi

Ancora una vetta

C’è però un passo successivo all’accettazione di sè: arrivare in cima alla montagna e, dopo le fatiche, desiderare ugualmente di scalarne un’altra, la volontà di superare quello che si credeva impossibile anche solo da raggiungere.

Per vivere appieno le proprie fragilità bisogna superarle. Ci si deve convincere che si può fare di più, ponendosi obiettivi sempre più alti. Non con la morbosa convinzione che andando più avanti si raggiunga chissà cosa, ma guardandosi attorno con serenità; pensando al proprio viaggio come ad una maturazione, consapevoli del fatto che andrà bene in ogni caso, perchè ormai si sta bene con se stessi.

Viaggio in compagnia

Naturalmente, per questo tipo di percorso, l’egoismo non porta da nessuna parte. Infatti la “fragilità è all’origine della comprensione dei bisogni e della sensibilità, per capire in quale modo aiutare ed essere aiutati”. Non si viaggia da soli. L’aiuto reciproco è un fattore fondamentale. Permette una visione esterna di se stessi. Ci si può vedere sotto una prospettiva cui non si è mai pensato prima, per il semplice fatto che si era troppo presi a buttare fuori acqua dalla barca che affonda senza rendersi conto di essere ormeggiati in porto. Con gli occhi di un altro i problemi si presentano sotto una nuova luce e appaiono anche più facili da risolvere. In più la propria debolezza permette di comprendere meglio quella dell’altro, per quanto diversa possa essere.

L’esperienza di ciascuno viene condivisa e ci si arricchisce con idee magari rivoluzionarie per il nostro schema mentale.  

Non ci sono limiti per chi è capace di adattarsi alle situazioni e cambiare in funzione di esse, mantenendo le caratteristiche migliori e cercando di abbandonare le peggiori, senza vergognarsi a chiedere aiuto.  

Fragili quindi unici  

Ciascuna fragilità è quindi sinonimo di una forza in potenza. È un potenziale “Essere nuovamente”. Accettarla è un cambiamento, superarla una rinascita. Si può dire di essere forti in maniera direttamente proporzionale a quanto si è fragili. Non è un ossimoro, perché ogni fragilità è possibilità di una nuova ricchezza. Rimane da decidere se renderla unicità, vanto e bellezza o prigione di se stessi.  


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