• venerdì , 19 Aprile 2019

Pink Tax, essere donna costa di più

Recentemente si è scatenato sui social un acceso dibattito dai movimenti delle femministe per esortare i governi a prendere provvedimenti per la riduzione o l’eliminazione della Pink Tax, o tassa rosa, termine attribuito su basi stereotipate. Si tratta di un fenomeno spesso riferito ad una forma di discriminazione di prezzo basata sul genere, che colpisce consumi e servizi tipicamente femminili. I prodotti commercializzati specificamente per le donne sono generalmente più costosi di quelli commercializzati per gli uomini. Un recente studio effettuato dall’università di Singapore ha sottolineato che la differenza di prezzo fra due prodotti analoghi diversi solo per colore è data dalla differenza fra domanda e offerta.  Ovvero, gli uomini utilizzano il rasoio con maggior frequenza rispetto alle donne, perciò le compagnie di vendita hanno dovuto colmare la differenza di vendite alzando il prezzo dei prodotti per le donne. La domanda vera è un’altra: perché non produrre un unico prodotto unisex? Per questo motivo, infatti, molte donne comprano i rasoi da uomo.

La ragione per cui chi fa una campagna contro la tassa rosa ed afferma che sia così problematico è la presunta discriminazione di prodotto. I critici affermano che i rasoi per uomo e donna sono essenzialmente gli stessi e distinguere tra loro è semplicemente una strategia di marketing. Mentre la differenza fisica tra un rasoio da uomo e un rasoio da donna è minima, la differenza nel marketing di questi prodotti è grande. I marketer hanno scoperto che le donne sono meno sensibili al prezzo degli uomini, il che significa che sono generalmente disposte a pagare prezzi più alti rispetto agli uomini.

In questo ambito si inserisce anche la tassa sugli assorbenti, considerati un bene di lusso, di cui cioè si potrebbe fare a meno. Hanno l’IVA del 22% al pari di prodotti come le sigarette e il vino che non sono considerati beni di prima necessità. Anche se i Cinque Stelle avevano annunciato un emendamento per ridurre l’IVA al 5% sui prodotti per la protezione dell’igiene femminile, la situazione in Italia è rimasta immutata. È necessario però prendere seri provvedimenti perché in alcuni Paesi del mondo molte donne che non hanno sufficienti disponibilità economiche per procurarsi gli assorbenti sono costrette a rimanere a casa dal lavoro. Vi sono però alcuni Paesi che sono intervenuti o abolendo la tassa come il Canada, New Jersey, Minnesota, Massachusetts e Pennsylvania. O altri Paesi che l’hanno ridotta al 5% come il Kenya, l’India

Un fenomeno come quello della Pink Tax dovrebbe invitare tutti a riflettere: vivere non dovrebbe essere una questione di fortuna ma una giusta uguaglianza di opportunità al fine di consentire una vita più equa e dignitosa.

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