• sabato , 20 Luglio 2019

Assange, meteora dimenticata o guru planetario della Verità?

Pochi giorni fa Julian Assange, creatore del sito web WikiLeaks (‘’fuga di notizie‘’) rinchiuso all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra da circa 7 anni, è stato arrestato in base a un mandato risalente al 2012, al seguito di una revoca del suo asilo politico da parte del governo di Quito.

A partire dal 2010, Assange rese pubblici oltre 250.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali considerati confidenziali e riservati. Per quanto l’idea di ‘’file secretato’’ possa affascinare molti curiosi, in ambiti lavorativi ben precisi, certi dati sensibili e occulti, se condivisi, rischiano di avere delle ripercussioni catastrofiche a livello politico. Alla gente piace l’idea che ci sia un ‘’Robin Hood’’ del web. Probabilmente è bello pensare che ci sia qualcuno con abbastanza coraggio, tecnica e volontà a dispetto dei rischi, di agire per un bene supremo che è la Verità. É difficile, però, far diventare questa ammirazione un qualcosa di concreto.

Julian Assange

Da parte di Wikileaks c’è un desiderio di Verità vera, non pilotata, la volontà di aprire dei cassetti chiusi a chiave, guardare dentro ai retroscena degli eventi e diffonderli in modo da rendere il pubblico più consapevole, a costo di correre il rischio di pagarne delle conseguenze rovinose. La rete perde, così, la sua innocenza.

La sete di Verità è legittima, in quanto è su di essa, semplice per quanto cruda, che si dovrebbero formare le opinioni. Ma nella pratica è diverso: non è sufficiente leggere una notizia sconvolgente, seppur del tutto vera, per riuscire ad arrivare a delle finalità pratiche.  Se la popolazione civile non é al corrente dei retroscena, di tutto ciò che viene deciso e stabilito nella ‘stanza dei bottoni’, la ragione forse é che le persone comuni, la “gente”, non sarebbero in grado di vivere un’esistenza serena e pacifica.

La non totale trasparenza di informazione verso la popolazione è uno strumento di controllo per chi è al potere, ma al contempo tiene la popolazione civile in una calma sensoriale che la preserva da consapevolezze ed inquietudini che potrebbero minare la quiete apparente. Del resto, é facile intuire che padroneggiare delicatissimi temi di sicurezza e di geopolitica, richiede competenze a livello psicologico, strategico e culturale.

Il governante ha dunque delle colpe, quando pregiudica i destini delle genti con aberranti e spesso distorti complotti, ma anche, nello stesso istante, il diritto di affrontare temi e situazioni continuamente variabili in un clima di riservatezza.

É difficile per la maggior parte delle persone interessarsi e/o muoversi attivamente su temi colossali, immensi, come gli equilibri geopolitici tra le nazioni, le guerre di religione, i rapporti diplomatici, la destabilizzazione di uno Stato, ecc.

La verità è che a volte le persone non sono disposte, né particolarmente avvantaggiate ad agire attivamente per cambiare situazioni in ambiti lontani da sé, in quanto prevale un senso di egoismo, un limitato orizzonte nel pensiero e nell’azione. Ognuno tende poi, per la stessa natura umana, a preoccuparsi maggiormente di ciò che riguarda sé stesso. 

Quindi, come si può inquadrare Assange: paladino della verità per le gole profonde o, invece, per i patrioti e per i radicali, colui che ha sfidato e distrutto la costituzione, le regole consolidate e il principio di riservatezza?

Di fatto, promettendo privacy per ogni individuo e trasparenza per ogni istituzione, Assange e i suoi, non hanno necessariamente contribuito a rafforzare la democrazia, ma in qualche caso l’hanno indebolita, facendosi scudo del valore “morale” e del potenziale beneficio collettivo di notizie sensibili, divulgate su temi delicati, per generare effetti positivi.

Dall’altro polo di WikiLeaks esiste invece un reticolo di pensieri, azioni, strategie e disegni che vedono i governi, i politici, le figure pubbliche rilevanti, interagire tra loro come un’élite che decide molto dei destini delle persone comuni. Se qualcuno (Assange) ha visto in questo reticolo delle zone di ombra, delle violazioni ai diritti di tutti, delle manipolazioni pericolose, gli si riconosca almeno il merito di aver difeso persone a lui sconosciute, atto in sé rimarchevole e nobile. 

Logo ufficiale del sito WikiLeaks

Si ammetta con serenità e senso pratico che in un mondo ormai molto interconnesso, é suggestivo e persino seducente l’ipotesi che un uomo “qualunque” possa far tremare un colosso intoccabile, sia esso un governo mal condotto, un dittatore sanguinario, o un piano di speculazioni illegali.

E i “potenti”, si sentono meno sicuri di sé, sapendo che qualcuno potrebbe denunciarne le mancanze o le prepotenze… se poi le gesta, in parte solitarie di Assange, dovessero motivare ad una “visione d’insieme” anche poche migliaia di persone in un mondo molto pigro, e chiuso in se stesso, non sarebbe che positivo.  

Il Tempo ci dirà se é stato un banale lampo di verità nella noiosa linea della Storia, fatta di continui cicli ripetitivi di cose già viste, o se avrà invece generato qualcosa di più grande, ed in senso ampio e completo.

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