• venerdì , 18 Settembre 2020

Cambiano i ministri ma non la minestra

Una volta c’era Socrate. Ora I Ferragnez. Maestri del mondo d’oggi, diffondono il verbo dell’appiattimento e della “consuetudine acritica”. Unico mezzo di insegnamento non più i libri, ma il gelido touch screen.

Questa, l’ironica entrata in scena del famoso giurista italiano Gustavo Zagrebelsky durante la presentazione del nuovo libro fresco di stampa “Mai più senza maestri”. Il titolo provocatorio riprende la concezione sessantottina del “mai più maestri”, figlia di una diffidenza nei confronti di chiunque si proclami superiore rispetto agli altri. Il bravo insegnante infatti, a parere di Zagrebelsky, non si deve crogiolare nella propria autoreferenzialità, chiuso a riccio nelle proprie idee, facendosi schermo contro le critiche. Il giurista afferma proprio che “il maestro deve confondere le proprie orme con quelle degli studenti”, trasmettendo il fondamento del dubbio e l’idea del cammino verso la verità mano nella mano, insieme.

Graffiante ma sottile, l’autore, ricercando un ponte tra politica e cultura, ne approfitta per sferzare una stilettata a personaggi politici d’azione, quali Hitler e Stalin (sorridendo furbo sostiene di non voler trattare di “quelli minori”), che ritiene ignoranti. Zagrebelsky afferma infatti che le persone di cultura sono tormentate da dubbi che le spingono all’indecisione”.

Uno studio attento di una società che evolve e che condanna modelli statici e che ammuffiscono dimenticati. In un angolo. Bisogni che rimangono comuni a tutte le epoche vengono tradotti nella nuova lingua della generazione z, incomprensibile ai più, anche ai suoi più devoti sostenitori. Il risultato è un impoverimento sociale, alla ricerca di valori giusti in modelli sbagliati. La legge dell’etimologia è ribaltata. I ministri ( termine derivato da minus, “così come la parola “minestra”” scherza l’autore del libro) arrivano a valere più dai maestri ( la cui radice etimologica è “magis”).

Una denuncia e riflessione sul vero significato della figura del maestro, ormai persa, ma che questo libro si ripropone di far rinascere. Fenice dalle ceneri di un passato provvidenziale per l’insegnamento del domani. Pasqua dell’idea di relazione tra maestro e studenti.

La presentazione del libro (rigorosamente spoiler-free) ha delineato un carattere frizzante e simpatico dell’autore, che è riuscito a smorzare un argomento complesso condensato in appena mezz’ora. Sicuramente per ora i contorni dell’opera forniti dal suo creatore rimangono vaghi, nonostante molti siano stati gli spunti di riflessione interessanti.

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