• venerdì , 5 Giugno 2020

Dall’inchiostro alla voce

Oggi il rapporto tra uomo e tecnologia è spesso al centro di diversi dibattiti. La situazione sta cambiando e l’aspetto più grave è il fatto che questo problema tocca soprattutto ragazzi adolescenti.

Io sono Zero“. E’ questo il titolo del libro scritto da Luigi Ballerini. Scrittore di narrativa, inizia la sua carriera realizzando romanzi per adulti. Ottenendo però scarso successo, decide di scrivere per la prima volta un libro per ragazzi e bambini. La storia si incentra sulla crescita di un ragazzo di 14 anni che vive chiuso in una stanza piena di schermi. Questo suo ritmo di vita viene bloccato dal black-out dello spazio in cui vive: dovrà uscire dalle sue abitudini e conoscere il mondo esterno, la realtà intorno a lui e, incontrando nuove persone, scoprirà l’importanza della vita.

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Riuscirà mai ad abituarsi a una condizione di vita ignota? Le parole di Ballerini rispondono perfettamente a questa domanda. Zero sperimenta due tipi di conoscenza del mondo: la prima utilizzando dispositivi tecnologici (immagini e video), la seconda vivendo esperienze vere e ricche di insegnamenti. E solo con l’esperienza si capisce tutto.

Teatro…

Dopo la stesura del libro, Ballerini intraprende un progetto con la compagnia teatrale Nata per realizzare uno spettacolo interamente dedicato al suo libro. Il gruppo teatrale ha adattato il libro sul palcoscenico, cercando di mantenere molte delle parti della storia. Hanno deciso di mettere in scena la testa di Zero. Una sorta di “scatola” scenica. Un ragazzo interpreta Zero e una voce registrata rappresenta in simultanea i pensieri che scorrono velocemente dentro Zero e le sue scoperte.

Da sinistra: Lorenzo Bachini, Luigi Ballerini e Eleonora Angioletti

“La cosa più bella è stato il coraggio che abbiamo avuto per iniziare un percorso del genere, partendo da un libro recente, a differenza di un’opera letteraria classica. “

Un lavoro di gruppo, una forte collaborazione, una passione comune hanno reso tutto questo realtà. Ma come afferma Ballerini: “Una storia è molto più di un finale”.

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