• venerdì , 29 Maggio 2020

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Come i fuochi, dentro i quali “son li spirti; catun si fascia di quel ch’elli è inceso”, così i dettagli che un giornalista deve cogliere: di questo Federico Pace ha parlato venerdì 10 maggio nella sua lezione al Salone del Libro sull’ intervista.

Bisogna cercare di dare voce, di portare alla luce, di svelare una caratteristica di una persona. Quel quid può risuonare, ricordando gli esempi portati alla conferenza, in un gesto di umanità di Corrado Augias che immaginiamo tanto razionale, oppure negli occhi tanto impenetrabili di un capo criminale che si aprono come una cassaforte, all’udire le parole giuste del giornalista Roberto Saviano.

L’intervistatore, ha continuato a spiegare Pace, deve toccare le corde più vere di un’anima, in quel luogo che si crea nell’hic et nunc, nel momento di una forte presenza per riuscire a meravigliarsi dell’inatteso, nonostante l’incontro con il “diverso”, che ha sempre suscitato qualcosa, fin dai tempi di Omero e Erodoto e che, a volte, può rendere sfocato il desiderio iniziale di un giornalista, far dimenticare la meta dell’intervista.

Alla fine del “viaggio”, come un artista, ricompone il mosaico. Dà vita alla storia di una persona, che si accenderà, nelle parole, come una fiamma.

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