• lunedì , 23 Novembre 2020

Il resto è avventura

Per Mario Casella il lavoro del giornalista è ancora quello del reporter di una volta: di chi vive e conosce un luogo, una popolazione, una cultura per raccontare realtà lontane e sconosciute. Scrittore di libri oltre che di articoli, al Salone Internazionale del Libro 2019 ha presentato il racconto del suo viaggio alla scoperta del “cuore sconosciuto dell’Europa“: “Oltre Dracula. Un cammino invernale nei Carpazi”. L’architetto Paolo Tommasella, introducendo l’incontro, l’ha presentato come “Un grande esperto di montagna”, caratteristica fondamentale per scalare ed esplorare la catena montuosa dalla Slovacchia alla Romania, per un tempo totale di oltre 4 mesi.

Mario Casella e Paolo Tommasella alla presentazione di “Oltre Dracula. Camminata invernale nei Carpazi.”

La scelta della stagione invernale è tutt’altro che casuale: lo sci di fondo, più veloce della camminata a piedi, è comunque abbastanza lento per permettere di interagire con le persone che si incontrano durante il viaggio: è infatti l’essere umano il tramite che porta alla scoperta di una realtà sconosciuta e che sta lentamente scomparendo: quella della tradizione romena, di cui la maggior parte degli italiani conosce solo la leggenda del Conte Dracula. Ed ecco la spiegazione del titolo: andare oltre i luoghi comuni e scoprire tutta la ricchezza di un paese colmo di storia e cultura.

Anziana signora incontrata da Casella durante il suo viaggio.

Inseparabile compagna di viaggio la neve, filo conduttore di tutto il racconto. Quella neve che immobilizza il mondo rurale in una stasi incantata, che affatica gli abeti con i pesanti fiocchi. I contadini abbandonano i campi e si rifugiano in casa per trascorrere mesi di solitudine, ed accolgono volentieri un viaggiatore che chiede ospitalità. Casella cambia spesso guida: si affida sempre a gente locale, soprattutto guardie alpine, che sanno raccontargli la storia segreta delle vallate, degli abitanti rimasti. Come quell’anziana signora che, a più di 80 anni, ogni giorno percorre più di due ore di camminata nella neve per andare a comprare il pane, o il pescatore Sorin che gli racconta le tragedie che si sono consumate sul Danubio.

Porte di Ferro, Danubio.

La Romania che racconta è quella delle tradizioni perdute, del socialismo fallito, delle foreste primitive, della solitudine più assoluta, dei paesi svuotati in cui gli abitanti si contano con le dita di una mano. La Romania delle nuove ondate di razzismo e dei conflitti del passato. Si fa trasportare dalle storie, dagli incontri. Si pone solo un punto di partenza e uno di arrivo, nient’altro: “Tutto ciò che c’è in mezzo è avventura, e non si deve programmare”.

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