• sabato , 6 Giugno 2020

Prospettive dell’Italia dopo le elezioni europee

Ore 12.30. Nella Sala Blu del Salone del Libro di Torino 2019 si tiene l’incontro tra i direttori delle più importanti testate nazionali: Virman Cusenza (Il Messaggero), Luciano Fontana (Corriere della Sera), Maurizio Molinari (La Stampa), Fabio Tamburini (Il Sole 24 Ore) e Carlo Verdelli (La Repubblica). Il tema della discussione sono le elezioni europee del 26 maggio e l’esito che potrebbero avere su Italia e Europa.

Per prima cosa l’intervistatrice domanda cosa i direttori pensano succederà dopo le suddette elezioni. Il primo a parlare è Verdelli, che sostiene che le europee non abbiano in sé un effetto diretto sul governo italiano, ma che, se si avrà una prevalenza della Lega, come prevedono i sondaggi, gli equilibri potrebbero cambiare. Fontana invece, partendo dallo stato del governo attuale, che il giornalista sostiene essere in una fase di “conflitto elettorale“, pensa a un possibile aggravarsi della situazione politica di questi mesi a seguito delle elezioni. Per Cusenza c’è un’unica certezza: il governo Conte non sara più lo stesso, anche a causa del processo Siri, e non potrà garantire una finanziaria in autunno. Tamburini afferma che questo per l’Italia sia un periodo di grandi cambiamenti, non però a seguito delle europee, che, con la vittoria dei sovranisti, non porteranno a un ribaltamento degli equilibri. Molinari sostiene che l’Italia ne uscirà con una dinamica più tribale, cioè volta alla delegittimazione dell’avversario, e fluida, cioè caratterizzata da un repentino cambio di opinione del popolo che porterà a una maggiore instabilità.

Poi ai direttori viene chiesto quale sarà la sorte del governo italiano. Per Verdelli è difficile immaginare un quadro stabile: è improbabile un accordo tra fazioni a causa delle divergenze tra i contraenti del contratto, in un’Italia sempre più stagnante con una crescita dello 0,1%. Si tratta di un’emergenza vera. Fontana parla di un governo tecnico difficilmente credibile, con politici in fase di competizione che cambiano spesso opinione e auspica a nuove elezioni. Anche Cusenza spera in nuove elezioni in autunno, e ammette la possibilità di un governo tecnico solo nel caso in cui sia legittimato dal consenso popolare. Tamburini invece si interessa all’ambito finanziario: l’Italia, paese ricco ma con un debito al 132% e fortemente diviso sul piano politico, potrebbe facilmente diventare l’obiettivo delle speculazioni internazionali. Molinari accenna a una possibile riscrittura del contratto a seguito di un duro negoziato sul rimpasto, ma tutto dipende anche dalla presenza di fattori esterni come lo spread e la situazione in Libia.

La terza domanda invece riguarda la causa del consenso al sovranismo: per Verdelli la causa è unicamente la paura nella società, mentre per Fontana le aree dove il voto per il sovranismo è maggiore sono quelle in cui sono più presenti globalizzazione e immigrazione. Cusenza è dell’idea che il sovranismo sia soprattutto una corrente trasversale che non comprende un solo partito e Tamburini sostiene che l’antidoto a esso siano le ideologie, il cui tramonto ha provocato un vuoto pneumtico, e parla di un’Europa completamente governata dalle potenze di Germania e Francia. Molinari invece parla di nazionalismo come di movimento “per addizione“, di persone che si riuniscono attorno a un ideale comune, mentre afferma che il sovranismo sia un nazionalismo “per sottrazione” e raggruppi al suo interno un insieme i persone ostili al mondo esterno, chiuse in sè stesse.

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