• giovedì , 18 Luglio 2019

Che cosa è mai un bacio?

Sembra quasi una domanda retorica, un quesito al quale non si può dare risposta se non “baciarsi”.

“Un bacio è quell’apostrofo rosa tra le parole t’amo  secondo Cyrano. Come fosse qualcosa che è stato tolto, e questo non mi convinceva” afferma Alessandro Barbaglia, autore del libro, da lui presentato nella Sala Argento al Salone del Libro il 10 maggio, Che cosa è un bacio?.

“Ho cercato i migliori baci nella letteratura e dove credevo di trovarne non ne ho trovati, come ad esempio nell’Iliade, poema d’amore più che di guerra, dove l’unico bacio è quello che Ettore dà al figlio Astianatte.

Stessa cosa accade nell’Odissea , dove di Ulisse non viene descritto alcun bacio, seppure egli abbia amanti per tutto il Mediterraneo, se non quello che l’eroe riceve appena tornato ad Itaca dai pastori.

Questi però non erano veri baci, non erano i baci erotici che io cercavo invano nella letteratura classica. Li ho trovati però, nella Bibbia, nel Cantico dei Cantici, dove ci sono amanti che si danno baci straordinari, di una poesia scintillante, baci che si costruiscono affinché abbiano la forma delle labbra dell’altro.

In verità il bacio è un termine, è un concetto che ci siamo inventati noi: di per sé i baci non servono a nulla, eppure diventano una forma di vita poetica, un’attenzione che si dà all’altro, perché vengono da noi, attraverso ogni forma di arte, trasformati in tali.

Leggere di baci è pericoloso come dimostra l’episodio di Paolo e Francesca, che erano soli e senza alcun sospetto e che avrebbero solo letto se non avessero letto di un bacio. La loro è la storia di un piccolo tradimento, una vicenda che sarebbe diventata solo un semplice pettegolezzo se Dante non l’avesse trasformato in poesia.

E’ strano come ci siano molti più maschi che scrivono di baci, da Catullo che racconta la loro meravigliosità in maniera semplice a Prevet che li descrive come micro-eternità, trascendenti da tutto, dono ideale per esprimere l’indicibile emozione di un atto sempre nuovo, sempre unico. Questo perché ci siamo persi i loro baci, da Saffo ad Alda Merini, anche se i più belli restano sempre quelli delle fiabe, baci metamorfici, che cambiano il corso della vita, di un’esistenza.

Nell’ultima parte del libro si parla del futuro che avranno queste azioni meravigliose, questi oggetti poetici e l’autore giunge alla conclusione che finché ci baceremo continueremo a fare poesia e continueremo a fare poesia finché ci baceremo.

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