• sabato , 20 Luglio 2019

Just the woman I am

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Articolo 37 della Costituzione Italiana. Una realtà ancora troppo utopistica per alcune zone del nostro pianeta.

Edurne Portela

Questo è il messaggio che cercano di urlare a gran voce Elvira Navarro ed Edurne Portela, scrittrici spagnole protagoniste del dibattito “Grandi racconti e racconti falsi” al Salone Internazionale del Libro di Torino. Paradigmi di una donna che non ha paura di cambiare radicalmente la sua vita per la propria necessità di comunicazione. Edurne Portela può infatti vantare nel suo curriculum cattedre presso le Università più prestigiose degli Stati Uniti, finchè un giorno, insoddisfatta della propria vita, decide di voltare pagina. E di raccontare Adelaida Garcìa Morales. Un’esistenza ai vertici delle classifiche, grandi successi editoriali, fino al declino e al ritiro dalle scene nel 2003. Una vicenda romanzata, una rappresentazione idealizzata di una vita enigmatica e piena di mistero.

Elvira Navarro

La timidezza, invece, non ha mai fermato la penna di Elvira Navarro, convinta che i personaggi del mondo fiorito nella sua mente siano il giusto veicolo per comprendere ciò che realmente desidera. Una scrittura coraggiosa, indispensabile. Denuncia la violenza. Quella stessa che influenza storicamente ogni aspetto della vita quotidiana: lavoro, società, famiglia. Una visione patriarcale che limita in maniera irreversibile lo sviluppo della costruzione dell’identità personale.

Un femminismo radicato, indipendente dalle leggi di mercato, rivoluzionario. Il tutto influenzato da pilastri della letteratura mondiale, come Primo Levi, Dostoevskij, Gabriel Garcia Marquez. Una narrativa tradizionale che incontra la descrizione della realtà. Una Storia che non può essere dimenticata, fatta di donne che non possono smettere di lavorare, di parlare, di sognare.

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