• sabato , 19 Settembre 2020

L’estetica del Male

É il 23 maggio 1992. Giovanni Falcone con sua moglie e la scorta cadono vittime di un attentato organizzato dagli uomini di Cosa Nostra. Roberto Melchiorre decide di raccontare la strage e le persone coinvolte nel nuovo libro Il Ragazzo di Capaci. Il suo intento è quello di mantenere viva la memoria di eventi storici e tragici, in un periodo in cui non è solo cosa buona e giusta ricordare, ma è obbligatoria. Non possiamo più permetterci, infatti, di soccombere alla prepotenza e alla paura imposte dai capi mafiosi. É il momento di alzarsi in piedi e affrontare a testa alta la realtà, nel modo più potente che ci sia. Parlandone.

É stata fondamentale, nell’incontro al Salone del Libro di quest’anno, la presenza anche di Giovanni, figlio di Antonio Montinaro, capo-scorta di Falcone, morto anch’egli nell’attentato. Giovanni racconta infatti di una società, quella degli anni di Cosa Nostra, in cui il silenzio regnava sovrano, ma dove ognuno, nella propria timida omertà, faceva memoria degli eroi, delle persone buone, e gettando, invece, nel dimenticatoio i criminali.

Giovanni Montinaro in un’intervista a Bologna.

Rimane lapidario tuttavia contro gli omertosi, che identifica senza altra soluzione come complici dei mafiosi. Aggiunge Giovanni che è difficile d’altra parte prendere una posizione forte contro la mafia, così come è dolente la scelta di scappare e abbandonare la propria terra a causa della paura. “Io sono scappato – ammette – sono vissuto all’estero per parecchio tempo prima di tornare in Italia”. Aggiungendo che nulla più fosse come prima, a partire dalla coscienza dei cittadini.

La strage di Capaci Franco Lannino. ANSA

L’esigenza di cambiamento rimane comunque attuale e imperante, poichè anche oggi che si parla di mafia sui telegiornali, per strada o a casa, i passi da percorrere rimangono tanti: le manifestazioni per le vittime della criminalità organizzata sembrano organizzate più per le autorità presenti che per il pubblico da sensibilizzare e le serie televisive sono diventate emblema di un estetica della cattiveria, dall’iconica Romanzo Criminale alla più recente e disinibita Gomorra.

Si giustifica il male, lo si idealizza, arrivando inconsciamente a idolatrare i personaggi negativi, e più essi sono cattivi, più ci piacciono. Costoro fanno audience e attirano più fan dei personaggi buoni, perchè in un mondo in cui siamo bombardati giornalmente da notizie di cronaca nera ci abituiamo al chiassoso, prepotente male, quando dovremmo solo prestare più attenzione e ascoltare la flebile, eppur potente, voce della bontà.

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