• martedì , 22 Settembre 2020

Ciao ciao sport

Gli ultimi dati Istat affermano che il 70% di ragazzi tra gli 11 e i 14 anni in Italia praticano uno sport. Poi diminuiscono fino a raggiungere il 54% tra i 18 e i 24. Più crescono e più tendono a rinunciare.

Difficile comprendere questa continua e costante discesa pur essendo l’attività sportiva fondamentale per lo sviluppo fisico e psicologico. Lo sport inoltre è utile per imparare alcuni dei valori importanti della vita, quali ad esempio il rispetto per gli adulti e delle regole, la solidarietà, la lealtà e la sana competizione.

Tutto questo perché i genitori, pur sapendo tutto ciò, non si rendono conto di quanto lo sport possa essere di vitale importanza per un adolescente e che l’abbandono sportivo precoce è il più delle volte definitivo

La mole di impegni, compiti e uscite con gli amici fanno sì che questa attività diventi di secondo piano. A questi aspetti si sommano anche quelli della scarsa fiducia nelle proprie capacità e lo scoraggiamento da parte di docenti. Essi infatti non sempre capiscono che l’attività sportiva non è controproducente per lo studio ma che anzi permette il potenziamento delle capacità cognitive e una migliore organizzazione del tempo libero. Se infatti un ragazzo sa di avere un allenamento durante il pomeriggio saprà utilizzare nel migliore dei modi il poco tempo che ha a disposizione per studiare e non perderlo inutilmente.

Lo sport permette una vita sana e preserva da una mondanità eccessiva e da ogni tipo di droga o stupefacente perché l’atleta è consapevole che ciò nuocerà alla sua preparazione fisica e influenzerà inevitabilmente  i suoi risultati.

Altro elemento, non meno rilevante, che porta i giovani ad abbandonare lo spor è la competizione: è sbagliato partecipare precocemente alle gare in quanto l’unica preoccupazione di molte società sportive è solo quella di scovare nuovi talenti e trascurare coloro che sono invece meno portati.

Lo sport smette di essere considerato un gioco piacevole e si cerca soltanto il risultato. I genitori tendono sempre più a vedere nei figli i futuri campioni del domani. Molto spesso interferiscono poi con la conduzione dell’attività sportiva e con gli allenatori in un cortocircuito per cui l’unica vera vittuima è il giovane atleta.

Se i ragazzi decidono di smettere di giocare è solo perché nello sport giovanile prevalgono gli interessi degli adulti  che ritengono i loro figli dei campioni nati.

Infine ambienti sportivi troppo oppressivi, severi, con allenamenti privi di divertimento e basati su un’ idea di agonismo volta solamente alla vittoria,  portano a stress, alla paura del fallimento e alla delusione. 

Fare sport è importante perché  funzionale a vari aspetti della vita quali ad esempio la salute, ma forse lo è ancora di più scegliere un’attività che diverta, appassioni e la cui massima aspirazione  sia quella di fare bene. L’unico modo infatti per diminuire l’abbandono dello sport in età adolescenziale è solamente quello di indirizzare i ragazzi a fare qualcosa che piace loro in una società dove la vittoria non sia l’unico fine posto e dove la competizione sia sana e non incentivata da genitori ossessionati.

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