• venerdì , 18 Settembre 2020

Nuova Maturità, dubbi più che certezze

di Edoardo Ruà

E’ inutile girarci attorno: l’esame di Stato dei maturandi del 2019 potrebbe essere compromesso. Infatti la riforma della Maturità e la tempistica con cui sono state comunicate le informazioni a riguardo hanno creato uno stato di ansia e preoccupazione eccessivo. L’ambiente scolastico è stato fortemente destabilizzato da questi avvenimenti con professori e studenti che pochi mesi prima dell’esame ancora ignoravano le modalità con cui esso si sarebbe svolto.

L’accusato principale è il MIUR che non ha saputo tranquillizzare le parti e schiarire con anticipo le nubi che si celavano sopra la maturità.

Inevitabilmente si è generata una polemica sull’utilità di questa riforma che si è allargata anche allo scenario politico.

Rows of empty desks ready for Welsh GCSE school pupils to sit their exams in a school hall, Wales UK

Una professoressa di lettere delle superiori intervistata dalla testata “wired.it” afferma che un  simile cambiamento è stato attuato  “per il puro e semplice desiderio di marcare il territorio attraverso una riforma”. Indubbiamente nella modalità dell’esame precedente vi erano alcuni dissidi e problemi ma di certo con questo cambiamento non sono diminuiti, anzi probabilmente aumentati. L’innovazione porta sempre con sè un momento di destabilizzazione e fastidio a causa del dover cambiare un’abitudine assodata e perciò la vera utilità di questa riforma andrà valutata tra qualche tempo.

L’ambiente scolastico si è scagliato contro il MIUR sostenendo anche che la maggior parte dei componenti di tale organo non ha mai messo piede in un’aula in qualità di docente. A ruota quindi ha affermato che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca non può comprendere a pieno le dinamiche della scuola. Questo dibattito porta alla polemica relativa alle valutazioni. Tale problema è stato evidenziato nell’intervista di “wired.it” in cui la professoressa sostiene che questo tema avrebbe meritato una più lunga riflessione. Infatti le griglie di valutazione nazionali garantiscono una omogeneità di criteri e una giusta assegnazione dei punteggi senza lasciare spazio all’interpretazione e valutazione  del singolo caso. Esse però sono difficili da conciliare con il principio della libertà di insegnamento perché calano dall’alto i criteri di valutazione.

Dall’intervista si può evincere come la professoressa ritenga che molte delle idee che stanno dietro questa riforma siano positive ma sono le tempistiche  e i modi con cui esse sono state messe in pratiche che generano diffidenza e dubbi. Per esempio la docente intervistata accenna alla seconda prova. Essa riguarda le  materie d’indirizzo e da quest’anno non prevede più una traccia che rientri nell’ambito di una sola tra queste, ma due. In linea di principio questo cambiamento sostanziale è condivisibile, ma “comporta una notevole variazione di prospettiva a carico degli alunni, abituati ad altro per cinque anni”.

A destare incertezza e ironia e anche la prova orale che procederà attraverso il sorteggio di un argomento tra tre contenuti in altrettante buste che inevitabilmente è stata associata al meccanismo dei quiz televisivi. “Ma l’organizzazione pratica del colloquio” affermava qualche mese fa la professoressa “presenta ancora molti punti interrogativi”. Perciò  la preparazione degli studenti è stata in parte inficiata dalle tempistiche di divulgazione delle  informazioni.

In sostanza i maturandi di quest’anno faranno, loro malgrado, da cavie per gli studenti più giovani che a loro volta si confronteranno con la nuova maturità.

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