• giovedì , 18 Luglio 2019

Non tutto è destinato a morire

di Verdiana Parisi

Ugo Foscolo vedeva il tempo come un distruttore che con il suo corso travolge e cancella ogni cosa. Ed effettivamente l’inesorabile scorrere del tempo distrugge tutto ciò che non viene ricordato e tramandato ed elimina intere civiltà. Ma c’è uno strumento che fa sì che non ogni cosa abbia una fine e si chiama “letteratura”.

Secondo lo storico greco Erodoto la letteratura ha lo scopo di impedire che il ricordo di imprese, vicende, personaggi illustri, valori e glorie vada perduto nell’oblio. Anzi, l’obiettivo è quello di trasmettere queste memorie ai posteri e celebrarne la grandezza. La letteratura però non ha il compito di tramandare solo il ricordo di persone ed eroi ma anche dei valori ad essi legati cosicché coloro che vivono seguendo il loro esempio possano sentirsi il più vicino possibile alla condizione di immortalità di questi personaggi. Ad esempio l’insaziabile desiderio di conoscenza e l’astuzia di Ulisse, il valore e la ricerca dell’onore degli eroi omerici o gli amori e le passioni nella poesia lirica successiva.

L’eroe greco, spinto dal senso dell’onore e dal desiderio di gloria, aveva come obiettivo il raggiungimento del kleòs e il riconoscimento del proprio valore da parte del resto della comunità. La vera gloria però la otteneva non da vivo ma bensì una volta morto, perché le sue gesta venivano narrate ed era la pòlis a conferire immortalità al suo nome. Tirteo, poeta greco del VII secolo a.C., ci spiega questo concetto scrivendo: “Questi perde la vita cadendo in prima fila […] di lui non perisce la pura gloria e il nome, sottoterra, è cinto d’immortalità”. Ma Tirteo non è il solo perché Teogonide, un secolo dopo, vantandosi di aver conferito una fama imperitura al suo amore, elogia la forza della poesia nel conservare ed eternare un sentimento così grande attraverso il tempo e lo spazio.

La poesia nell’antichità era il solo mezzo di diffusione del sapere e della conoscenza ed erano gli aedi i depositari del patrimonio culturale e storico di un popolo o di un determinato territorio, così la tradizione veniva tramandata attraverso questi poeti che narravano vicende e gesta di uomini preservandole dall’oblio del tempo.

Il tòpos della poesia eternatrice attraversa secoli e secoli di letteratura: da quella greca a quella latina fino ad arrivare a quella italiana più o meno recente come abbiamo visto con Foscolo.     

La richiesta ad una musa o ad una dea da parte dell’autore di conservare per più generazioni la propria poesia, ovvero l’aspirazione all’immortalità letteraria, è un’altra caratteristica ricorrente e comune. La troviamo ad esempio nel primo carme di Catullo in cui il poeta non nasconde una certa consapevolezza delle proprie abilità letterarie, ritenendo degna di memoria la propria opera.

La funzione della poesia diventa quella di rendere eterni un amore, una vicenda, una persona (o qualunque sia l’oggetto del canto) e tramandarlo ai posteri attraverso la capacità poetica ed espressiva dell’autore. Un altro compito è serbare e perpetuare la memoria dei valori, delle usanze e delle tradizioni di una società affinché la storia continui ad insegnare e a fare da maestra. La poesia permette quindi a qualcosa di mortale di diventare immortale grazie alla parola, alla lettura e al ricordo.

La parola poetica non è sottoposta alle leggi materiali, perciò può sfidare i secoli, vincere il silenzio a cui sono destinate le opere umane conservando in eterno il ricordo.

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