• giovedì , 18 Luglio 2019

Il divieto del domani

di Agnese Donna

“L’aborto è un delitto” dice Elena Pisani, 36 anni e madre di due bambini, nella prima giornata del congresso della famiglia.

Sì, ha centrato in pieno il concetto. L’aborto è un delitto. Privare una creatura indifesa, quale un bimbo, della vita altro non è che un omicidio. Togliere vita ad una vita anche in grammatica risulta ossimorico.

La questione, è vero, presenta profili molto delicati; in sintesi, chi pensa diversamente riguardo a ciò sostiene due argomentazioni.

La prima: il feto non è vita. Posto l’ atto così definitivo, bisognerebbe capire allora qual è l’istante preciso in cui un bambino diventa tale, ma attenzione, non ci può essere possibilità di errore: in dubio pro reo.

La seconda: “l’utero è mio!”, la donna ha il diritto di scegliere del proprio corpo. Questo, oltre a non tener conto dei diritti del nascituro e del fatto che non è una sua scelta o, peggio ancora, colpa, l’esistere, non considera le drammatiche conseguenze psicologiche che comporta. Sono molte le testimonianze di donne segnate per tutta la vita. E ciò vale anche nei casi più estremi, la minoranza, di donne vittime di stupri o violenza, anche perché negli ospedali c’è la possibilità di partorire in anonimato e poi c’è la culla della vita, per lasciare il nuovo nato alle cure di altri.

Detto tutto ciò, le donne in questo momento non andrebbero mai lasciate sole; proprio la solitudine e la paura di non farcela, spesso sono all’origine di tutto il problema.

Non si capisce come il cuore dell’uomo, che tanto si impressiona di fronte a qualsiasi fatto di cronaca nera, non sia toccato dal pensiero di un bimbo ucciso nel grembo della mamma; l’essere più debole del mondo, nel luogo che dovrebbe essere il più protettivo di tutti.

Ma ancor più inspiegabile è la scarsa informazione (volontaria) dei giornali su questo tema, anche se secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si contano 56 milioni di aborti all’anno nel mondo, cioè più di 150.000 al giorno.

Questo dato non fa notizia quasi a voler soffocare o zittire l’atto in sé, forse cercando di ridimensionare l’orrore con il tacere.

Ma così facendo si manifesta l’incoerenza dell’uomo che ritiene normale quest’atto, perché non parlare limpidamente di un fatto evidentemente ritenuto giusto?

Nessuno poi ha il coraggio di parlare di una scomoda verità: spesso l’aborto è visto come rimedio in caso di problematiche del bambino scoperte in gravidanza.

Già ora, con le nuove tecnologie, si è arrivati all’agghiacciante possibilità di scegliere ogni aspetto e caratteristica del proprio figlio, colore degli occhi e capelli compresi, nel pensiero comune il verificare che non abbiano malattie e nel caso sopprimerlo, è all’ordine del giorno.

Tutti desiderano figli sani, ma alcune volte accade (perché accade) che non sempre tutto vada per così dire “Secondo i nostri piani”. E’ impossibile, però, che questo “imprevisto” sia così terrificante da arrivare a non accorgersi di commettere un omicidio. Dovrebbe essere inconcepibile che l’uomo ammazzi un suo simile, limitato come lui. Non è possibile che un limite possa porre una fine ad un altro limite: qui trionfa la superbia dell’uomo.

Si potrebbe cambiare la prospettiva e, seppur inaspettato e a volte non voluto, vederlo come un dono.

Una donna non solo ha accettato la disabilità del proprio figlio, ma ci convive quotidianamente ed ogni giorno ringrazia e ribadisce che proprio questo figlio, che sembra così diverso e debole, è la colonna portante della famiglia. Bizzarro forse, ma vero.

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È raro trovare ancora questo tipo di pensiero, nel panorama in cui domina quel tipo di mentalità che si autodefinisce aperta. “Se soffrirà per tutta la vita allora è meglio che non nasca” oppure “Povera madre, dovrà stargli dietro per sempre”: in poche parole quella pensiero per cui un figlio è un problema. Allora sì, l’aborto è un diritto, una soluzione, una scelta, un opzione e avanti così. Mettiamoci per un attimo nei panni di quel bimbo che diverrà adulto e si troverà a vivere o meglio a convivere con una disabilità per sempre. Sicuramente togliergli la vita è la strada più semplice, veloce, ma non tiene conto per nulla della sua dignità e del suo diritto di essere persona, chiamata alla vita. Anche perché, finche non si è a stretto contatto con la disabilità, è facile pensarla subito come complicazione, ma quando si ha un’esperienza diretta spesso si trasforma in prodigio, il diverso diviene speciale. “Non siamo diversi, siamo speciali” è stampato sulle magliette degli alunni della Scuola Cottolengo, famosa per accogliere in primis i ragazzi diversamente abili.

In Italia non si è mai registrato un tasso di natalità così basso, neppure negli anni dei conflitti mondiali e dal 1978, anno dell’entrata in vigore della Legge sull’aborto, in Italia sono stati abortiti sei milioni di bambini.

Questi dati spaventosi sono la spia di un cambiamento di concezione sulla vita e sulla sua grandiosità, sempre degna di essere vissuta; sono anche il segno di un’umanità che, sempre di più abbassa lo sguardo verso terra, invece che guardare al Cielo.

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