• sabato , 28 Novembre 2020

La difficile accoglienza

di Vittoria Dante

In questi torridi giorni in tutta la penisola italiana si sta parlando della Seawatch 3, nave che appartiene ad un’organizzazione non governativa umanitaria non a scopo di lucro che si occupa di salvare i migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo per giungere in Europa e avere una vita migliore, lontana da guerre e persecuzioni.

La nave che ha avuto relazioni con il governo italiano dal gennaio di quest’anno, ma il cui rapporto con le autorità é iniziato nel giugno dello scorso anno con il fermo nel porto di La Valletta, nell’isola di Malta, è entrata nel porto di Lampedusa non senza problemi e strascichi giudiziari.

Ma non è la prima volta che l’Italia si trova in mezzo a controversie generate dall’immigrazione, fenomeno che, anche per la posizione centrale del nostro paese nel Mar Mediterraneo, ci vede protagonisti oramai da diversi anni.

La definizione che ogni dizionario della lingua italiana offre è “insediamento permanente o temporaneo di gruppi persone in un territorio diverso da quello d’origine”. Un modo relativamente semplice per indicare un problema molto più grave che implica la vita di moltissimi esseri umani, persone in carne ed ossa: uomini, donne e bambini.

Nella maggior parte dei casi gli immigrati arrivano in Italia in maniere che, agli occhi delle persone che vivono stabilmente in un paese, con tutte le comodità che quest’ultimo può offrire, non hanno problemi a sopravvivere, sembrano fuori dalla logica umana.

 Basti pensare al numero costantemente in crescita di migranti deceduti mentre cercano una via di fuga attraverso le acque del mare. Fuga che troppo spesso si conclude con l’affondamento degli insicuri gommoni su cui si imbarcano.

Anche per i sopravvissuti però la vita, una volta raggiunto il continente non è facile. Al contrario è solo l’inizio di un incubo.

Non tutti i paesi dell’Unione Europea, che hanno leggi tutte diverse tra loro in questo ambito, sono disposti ad accettare migranti. In qusto modo si generano discussioni e attriti tra i diversi governi, come ci mostra anche la cronaca degli ultimi mesi. In questo senso la Seawatch non è che uno dei tanti esempi.

L’ingresso in un paese può dirsi difficoltoso però quello che prevede la legge non è che la punta di un iceberg che i migranti che arrivano in Europa devono superare.

La difficoltà a trovare una soluzione è la presenza di una radicata xenofobia e di troppi interessi economici che coinvolgono le potenze mondiali. Spesso anche i nostri governanti sembrano dimenticare che si sta parlando di persone che cercano una via d’uscita da una vita che era diventata, evidentemente, insostenibile.

I motivi legati all’immigrazione possono essere molteplici: nel mondo ci sono nazioni devastate da dittature, guerre civili ed epidemie e basterebbe un attimo per capire che a volte fuggire è l’unica soluzione.

Scappare. Ecco cosa hanno fatto i migranti che la Seawatch ha raccolto nel Mediterraneo dal 2017 quando l’organizzazione che la possiede l’ha messa in funzione nel mar Mediterraneo.

È inevitabile conoscere lo stato d’emergenza in cui si trovano i paesi da cui queste persone si allontanano e tutto ciò che si può fare è cercare di non cadere troppo nella visione dell’ “aiutiamoli a casa loro” (che può essere una soluzione) ma accettare questa situazione aspettando che, chi di dovere, trovi una soluzione a questo problema.

L’Occidente si sta mobilitando per offrire un aiuto ma il processo è lungo, i problemi tanti e una soluzione a questo enorme problema sembra ancora troppo lontana.

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