• martedì , 28 Settembre 2021

I moderni bugiardi

di Maria Saffirio

Sono sempre più frequenti, tra le pagine dei quotidiani, storie di ingegnosi ed incredibili truffatori che mentono per tutta la loro vita alle persone che li circondano. Ad esempio tra le più famose e recenti si ricordano le vicende di Jean-Claude Romand e Anna Sorokin . Il primo è un  bugiardo compulsivo, ovvero colui che mente per abitudine e per sentirsi meglio. Così lo studente francese da una prima ‘innocente’ menzogna non è più riuscito a smettere di raccontarne a tal punto da rimanere intrappolato nelle sue bugie e non saper più quale fosse la verità, ritrovandosi ad essere costretto ad uccidere la propria famiglia, sé stesso nel disperato tentativo di non ammetterla.

La seconda storia invece racconta di una bugiarda patologica, cioè una donna che ha mentito incessantemente per ottenere qualcosa, senza curarsi delle conseguenze sugli altri. Infatti pur di scalare le classi sociali ha finto di appartenere alle più alte, riuscendo a costruire una perfetta apparenza basata su amici generosi e nessun pudore nell’ingannare chiunque conoscesse, senza dare importanza al tipo di legame o profondità di esso.

Sebbene si debba riconoscere il fatto che truffatori e bugiardi sono sempre esistiti, bisogna sottolineare anche che l’architettazione di una finzione così grande e reale da concernere ogni ambito della propria vita sia un fenomeno più frequente solo nell’ultimo periodo. È perciò possibile trovare un collegamento tra questo spaventoso cambiamento nel dire bugie e l’avvento dei social networks. Difatti con l’arrivo di piattaforme digitali, il cui primo scopo era di mostrare e condividere la propria quotidianità,  gli utenti tendono a creare una vita virtuale che più o meno corrisponde a quella reale, in cui cercano di mostrarne una versione migliore secondo i determinati stereotipi sociali a cui si prova ad appartenere.

Bisogna ammettere che tutti desideriamo trasmettere un’immagine più attraente di noi stessi e questi sono dunque gli strumenti perfetti perché dietro attraverso uno schermo ritraggono pochi secondi della nostra quotidianità, in cui ognuno riesce a ‘mentire’. Quindi è comprensibile la diffusione di una nuova mentalità secondo cui è lecito fingere di avere la vita desiderata a tutti i conoscenti.

Un’altra allarmante prova è lo sviluppo del gruppo di ‘hikikomori’. Vengono chiamati con questo nome, che in giapponese significa ‘essere isolato’, gli adolescenti, inizialmente nipponici, che creano una sulla rete la vita che vorrebbero avere e si limitano a trascorrere il tempo in questa utopistica realtà non uscendo  letteralmente di casa. ‘La Stampa’ riporta  che anche nella nostra penisola la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale abbia coniato il termine di ‘retomania’ per indicare la nuova forma di dipendenza da Internet che colpisce  gli adolescenti  e può essere causata appunto dalla ricerca di un luogo in cui possano essere coltivate amicizie o relazioni sentimentali che consentano l’annullamento delle costruttive difficoltà presenti nella realtà.

Inutile dire l’estrema pericolosità dell’incremento e diffusione di un’attitudine del genere, in quanto i ragazzi rinuncerebbero comodamente ad un percorso delicato di crescita non affrontando fallimenti o situazioni dolorose che fanno parte della vita vera e non sarebbero assolutamente in grado di rapportarsi con il mondo che li attornia realmente.

Si può dunque trovare una somiglianza tra i ‘falsi’ adolescenti e i criminali come Romand e Sorokin, sebbene i ragazzi non commettano reati. Sono allora questi i bugiardi ‘moderni’, che, come tutto con l’arrivo di Internet, oltrepassano ogni limite di decenza morale e iniziano a mentire persino riguardo alla propria esistenza a tutti.

Purtroppo la concezione dietro alla  menzogna si è ormai espansa e non si possono adottare rimedi efficaci.

Invece nella pubblicazione sui social networks continuando di questo passo le prospettive sono allarmanti: difficile dire fin dove sarà possibile fingere e far credere ai propri seguaci di essere chi in realtà non si è. O come sarà possibile distinguere nell’educazione dei bambini tra ‘bugie digitali’ e bugie reali per cui si viene puniti. Altrettanto complicato scoprire come faranno le future generazioni di genitori a dire ai propri figli di non mentire se loro stessi accentuano e distorcono la propria vita nei Social.

A questo problema l’unica possibile soluzione sembra essere una istruzione nell’utilizzo dei dispositivi e limitazione di tempo ed età, anche se per ora sono state adottate misure riduttive c’è ancora troppa libertà nella divulgazione concessa.

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