• martedì , 22 Ottobre 2019

Il gay pride diventa un brand

da Londra, 6 luglio 2019

“Più di un milione di manifestanti a Londra per il Gay Pride!”: così è stata presentata dai media la parata di sabato 6 luglio. Ma solo se si era presenti si poteva osservare che coloro che erano lì per affermare la “fierezza” della propria omosessualità e protestare coerentemente per le ragioni proposte erano un numero decisamente minore.

Si può dire infatti che il corteo ha ottenuto grande successo grazie all’affluenza copiosa e alla sua sede privilegiata, ma probabilmente si è trattato, di fatto, di un’altra manifestazione, che si potrebbe definire “abusata” o “inquinata”, in quanto molte delle persone presenti erano lì non tanto in veste di manifestanti convinti, quanto invece per fare baldoria e creare un po’ più di colorata carnevalesca confusione.

Nel marasma generale non si è solamente aggiunto qualche individuo un po’ più caotico del normale, ma di certo non ci hanno pensato due volte a sfilare anche le grandi marche pur di farsi pubblicità, come, ad esempio, il più importante gruppo di distribuzione britannico, Tesco, ma anche marchi internazionali come Amazon music, che ha sfilato opportunisticamente e spudoratamente con lo slogan “Alexa play proud”: eppure doveva essere una parata per l’affermazione dei diritti, non una sfilata pubblicitaria per l’affermazione degli interessi di mercato.

Giusto manifestare se si crede in ciò per cui lo si sta facendo, non se lo si fa per un altro scopo rubando irriverentemente la scena a chi è protagonista: sarebbe come se durante uno spettacolo un attore salisse sul palco indossando un costume di scena con sopra un evidente e sgargiante logo di qualche celebre brand, inducendo inevitabilmente lo spettatore a concentrarsi su di esso e facendo così spontaneamente nascere in lui il dubbio se ciò che sta vedendo è davvero lo spettacolo che ha scelto o solo una debordante interruzione pubblicitaria assolutamente fuori luogo; presto lo spettatore si renderà conto che quella è proprio la recita teatrale prescelta ma snaturata da quella inappropriata distrazione pubblicitaria, totalmente spuria rispetto alle tematiche ispiratrici dell’opera.

Ciononostante lo spettacolo, ovvero il corteo manifestante, è continuato senza interruzione fino a conclusione, ma a causa di quelle distrazioni è risultato essere più diluito e ha così perso quella densità che gli avrebbe conferito un impatto maggiore.

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