• domenica , 15 Dicembre 2019

Il mestiere dell’imprenditore

di Edoardo Musciacchio

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo troverete. Non accontentatevi.”

Sono queste le parole con cui Steve Jobs si rivolgeva ai laureandi di Stanford il 12 Giugno 2005 e con cui ci piace ricordarlo ora che non c’è più.

Parole che a distanza di molti anni riecheggiano ancora nella mente di molte persone, soprattutto giovani, che hanno come obbiettivo quello di diventare imprenditori.

Secondo l’articolo 2082 del Codice Civile, in Italia viene definito imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Quello dell’imprenditore è un mestiere molto complesso e complicato. Richiede diverse capacità quali la responsabilità, ovvero essere in grado di gestire un gruppo di dipendenti che può essere più o meno grande, e soprattutto l’astrazione di un’idea chiara, innovativa, coraggiosa, da portare avanti con fiducia e determinazione. Difatti chi ha intenzione di fare questo mestiere deve aver ben chiaro in testa il tipo di prodotto che vuole produrre, sapere come fabbricarlo e soprattutto saper organizzare in maniera funzionale l’ideazione di quest’ultimo.

Al giorno d’oggi esistono due differenti tipi di imprenditore: quello di una piccola realtà, la maggior parte delle volte a conduzione familiare, e quello di una multinazionale.

I due sono per certi aspetti molto differenti tra loro, sia dal punto di vista imprenditoriale che da quello umano. L’imprenditore di una piccola azienda è responsabile di un numero ridotto di dipendenti rispetto a quelli di una multinazionale. Ha a che fare con capitali sicuramente minori rispetto a quelli di una grande impresa. È in relazione con un minor numero di clienti, che nella maggior parte delle volte sono locali al contrario degli utenti del grande imprenditore, in numero maggiore e in giro per il mondo. Soprattutto l’imprenditore di una multinazionale non ha interesse a reinvestire l’utile ricavato per creare ricchezza locale mentre il piccolo imprenditore lo fa continuamente.

Un’altra differenza, forse la più importante, è il ruolo che quest’ultimi ricoprono all’interno dell’azienda: molto spesso a comando di una multinazionale troviamo un capo, che dirige gli impiegati, che intimorisce, che quando parla dice “io”, che usa le persone, che comanda, mentre a gestire una piccola impresa troviamo un leader, che istruisce i propri impiegati, che genera entusiasmo, che quando parla dice “noi”, che sviluppa le persone, che domanda.

Inoltre nella piccola realtà troviamo un ambiente più familiare che favorisce la relazione e il confronto tra l’imprenditore e il dipendente, cosa che in un grande impresa è totalmente assente.

Ma hanno anche elementi in comune, ovvero condividono aspetti che sono fondamentali per svolgere questo mestiere al meglio e avere successo come la conoscenza delle lingue, che ai giorni nostri è sempre più fondamentale per poter comunicare con clienti o fornitori provenienti da tutte le parti del mondo, l’onestà, nei confronti dei concorrenti, e la generosità verso i dipendenti al fine di creare un ambiente che sia il più armonioso possibile.

“Ho fallito diversi esami all’università, mentre un mio amico li ha sempre passati tutti al primo colpo. Ora lui è ingegnere alla Microsoft, ed io sono il proprietario.”

Parole, queste, dell’imprenditore americano Bill Gates, che condivido pienamente e che rispecchiano il concetto di imprenditore. Difatti non è assiomatico che per svolgere questo mestiere sia necessario un titolo di studio, ma è altrettanto vero che bisogna puntare su una formazione scolastico-universitaria di qualità prediligendo studi in economia o ingegneria ed esperienze di studio e lavoro all’estero.

Nella maggior parte dei casi ciò che fa davvero la differenza è la perseveranza, la voglia di fare, lo spirito di sacrificio. È, infatti, importante sottolineare come l’imprenditore sia colui che entra per primo la mattina ed esce per ultimo la sera, colui che non ha degli orari e delle feste stabilite come un normale dipendente, colui che rischia investendo soldi e tempo in una azienda, ma è anche colui che ottiene soddisfazione nel vedere i propri progetti realizzati, lasciando un’eredità solida e concreta ai propri figli.

Lo stesso Steve Jobs, fagocitato dalla stessa sua creatura, la Apple, ha dovuto fare i conti con il lato peggiore dell’economia e del successo della propria fabbrica, ormai una multinazionale, che senza scrupoli ha eliminato il suo inventore. All’interno di una comunità più piccola, di una piccola azienda, vive ancora un messaggio stimolante e positivo, che trova molto spazio nelle parole lasciateci da Jobs stesso:

“Siate affamati. Siate folli.”

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