• mercoledì , 21 Agosto 2019

O mia diletta luna

Lo scorso 20 luglio ricorreva il 50° anniversario dell’allunaggio. Noi tutti abbiamo commemorato quel giorno del 1969 in cui per primo Neil Armstrong, comandante dell’Apollo 11, raggiunse il suolo lunare, pronunciando la celeberrima frase: “One small step for a man, one giant leap for mankind”.

Era la prima volta nella storia dell’ umanità che un uomo raggiungeva un territorio così lontano, un territorio percepito dalla maggior parte degli uomini come irraggiungibile e sovrumano, insomma, un territorio quasi fantastico, che in quel 20 luglio del 1969 non è mai sembrato così vicino.

Oggigiorno non ci sono più dubbi se sia stato Astolfo dell’Ariosto o Neil Armstrong della Nasa a raggiungere per primo il suolo lunare, ma forse non fu nemmeno Armstrong il primo. Infatti, è certo che prima di lui molti altri uomini “arrivarono” sulla Luna: non a bordo di un modulo lunare, ma con ben altri mezzi, dei quali il più potente fu l’immaginazione.

Da sempre l’uomo ha guardato alla Luna come a un mondo fantastico, tanto da farla diventare una divinità, come la dea Iside-Osiride nella mitologia egizia e la dea Artemide (Luna crescente), Selene (Luna piena) o Ecate (Luna calante) nel mondo greco-latino .

Ma ancor di più la luna ha acquistato valore e rilievo nelle arte e nella letteratura.

Alla luna – autografo leopardiano

Nel Medioevo Dante, seguendo il modello della cosmologia aristotelico-tolemaica, nella cantica del Paradiso sale nel cielo della Luna dove incontra gli spiriti mancati ai voti e disserta con Beatrice sulla famigerata questione dell’origine delle macchie lunari di cui si dà una spiegazione metafisica.

Nel Rinascimento la Luna ispira all’Ariosto il famoso episodio di Astolfo che, trasportato dall’ippogrifo, raggiunge quel luogo fantastico, complementare alla Terra, in cui “ciò che si perde qui, là si raguna”.

Nell’Ottocento la Luna fu cantata in alcuni dei più famosi componimenti poetici di Leopardi ora come testimone del dolore del poeta che da lei riceve sollievo e consolazione (nell’idillio Alla Luna ) ora come emblema di una natura distante e indifferente alle miserie degli uomini (nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia).

E’ forse grazie al suo aspetto quasi magico che la Luna è stata spesso rappresentata dai pittori romantici, impressionisti e surrealisti, tra cui si ricordano i capolavori “Pescatori in mare” di Turner , “Il maestro” di Magritte, “La notte stellata” di Van Gogh”, “Altro mondo II” di Escher e altri quadri di Chagall , Casorati , Klee , Ernst e Fontana.

Altro mondo II – Escher
Il maestro – Magritte

Anche la cinematografia è stata influenzata dal fascino della Luna: si ricordi tra tutti l’ultimo film diretto da Fellini e magistralmente interpretato da Villaggio e Benigni, intitolato “La voce della Luna”.

La voce della Luna ha ispirato i nostri cantanti e cantautori come Loredana Bertè con “E la Luna bussò” e Lucio Dalla con “L’ultima luna”. Ma anche il cuore duro dei cantanti rock è stato ammagliato dalla Luna: ne sono un esempio il noto album dei Pink Floyd intitolato “The dark side of the Moon” e quello dei Police intitolato “Walking on the Moon”.

Per chi oggi ha un po’ più di cinquant’anni l’allunaggio resta un ricordo indelebile della propria infanzia, della notte in cui i genitori chiamarono i loro piccoli davanti alla TV perché avrebbero assistito in diretta televisiva ad un evento epocale. Chissà, forse noi, generazione del Duemila, inviteremo con la stessa trepidazione i nostri bambini a vedere la conquista di Marte o di altri nuovi inesplorati orizzonti.

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