• sabato , 7 Dicembre 2019

Aveva ragione Tolkien?

di Leonardo De Rosa

È evidente ormai che il problema dell’ambiente sempre più divora il nostro mondo, e di conseguenza la nostra vita. Da anni associazioni, gruppi politici, o anche singoli individui, fanno notare al mondo intero e portano alla luce i sistemi della nostra società che influenzano l’ambiente. Perciò  in un mondo come questo, in cui l’informazione è sempre più veloce e capillare, non è un mistero che le problematiche relative alla distruzione dell’ambiente sono pericolosamente vere. 

L’uomo nel corso della sua esistenza ha sempre cercato di rendere malleabile la natura per renderla più vicina alle sue esigenze, da sempre l’uomo batte a martello il mondo e le sue specie per renderle più controllabili e sicure nella convivenza; tuttavia oggi si è arrivati ad un punto di non ritorno. L’economia su cui si basa la nostra società (purtroppo) esige produttività allo stato puro, efficienza oltre ogni confine e cinismo oppressore  di qualsiasi morale. La morale umana e ambientale. Ed è proprio in quest’ultimo campo che l’uomo ha fallito. Sembra che non si riesca ad uscire dal vortice di consumismo: la plastica è sempre indispensabile, il petrolio anche, e tutto ciò che fa morire la natura ancora viene utilizzato. L’inquinamento delle arie e delle acque, l’effetto serra, il surriscaldamento globale, il buco dell’ozono, le deforestazioni, sono solo i problemi più evidenti.

Non è sbagliato credere che il problema alla base di tutto sia l’indifferenza dell’uomo. L’indifferenza di chi continua a non importarsene, l’indifferenza di chi scarica la colpa su altri, l’indifferenza di chi si nasconde dietro la propria presunta impotenza davanti al mondo, l’indifferenza di chi vede ma continua a voltare le spalle. Anche in un momento come questo dove tutti dovrebbero unirsi e collaborare per sistemare la situazione molti ancora si fanno obnubilare da scetticismi verso chi combatte in prima linea per la salvaguardia dell’ambiente. Basta semplicemente pensare a quante confabulazioni, teorie complottistiche, e critiche sono state avvicinate a Greta Thunberg. Non è possibile salvare il pianeta se noi uomini, principali responsabili della sua distruzione, siamo divisi e ci nascondiamo nei nostri inutili egoismi. Pertanto non è peregrino pensare alla nostra sorte come quella profetizzata da Tolkien nel “Signore degli anelli”.

Il celebre romanzo fantastico ha una forte lettura ambientalista, in particolare nella seconda parte del libro, ovvero “Le due Torri’.  In questa sezione della storia viene presentata la vicenda degli Ent, ovvero alberi parlanti pastori del Bosco Selvaggio e protettori delle sue specie. Gli Ent si trovano a scontrarsi con Saruman e i suoi seguaci, che hanno distrutto parte del Bosco per costruire la torre di Osghiliat. Lo scontro viene risolto dallo scrittore con la vittoria degli alberi parlanti e la sconfitta del perfido Saruman. Leggendo la vicenda come la battaglia tra la natura del nostro mondo (gli Ent) e la nostra società (Saruman con i suoi goblin e mostri) si intende la profonda sfiducia di Tolkien verso l’uomo e la sua capacità di fare fronte al problema ambiente. Il romanziere inglese ci sta dicendo che la natura è una forza incontenibile che l’uomo non può domare, e che un giorno schianterà contro noi la sua potenza. Oggi giorno pensando a quanto si sia pericolosamente sviluppata la faccenda ambientale e a come l’uomo non sia ancora in grado di organizzarsi per gestirla non sembra così lontano il fine posto da Tolkien alla questione.

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