• venerdì , 23 Ottobre 2020

La congiura del silenzio

di Davide Tamborrini

Harvey Weinstein, Bill Cosby,  Larry Nassar e molti, molti altri; sono decine gli uomini accusati (e alcuni anche condannati) per abusi sessuali su ragazze giovani, molto giovani anche minori a volte. A questi si è aggiunto negli ultimi giorni  Jeffrey Epstein, imprenditore miliardario statunitense. Cambiano i nomi ma non i misfatti e questa volta non si parla “soltanto” di abusi e stupri ma anche di sfruttamento sessuale con un vero e proprio traffico di minorenni.                                                                                 

Le vicende risalgono ai primissimi anni 2000 quando si presume che Epstein usufruendo del suo jet privato imbarcasse decine di ragazze (si parla perfino di quattordicenni) destinazione Virgin Islands o meglio Little St. James, l’atollo di proprietà del finanziere americano, New York o Palm Beach. Ciò che era solito accadere su quell’isola è rimasto nascosto ai più (autorità comprese) ma non ai personaggi del Jet Set americano che pur essendo a conoscenza dei fatti avvenuti, un po’ come accadde con l’ex produttore cinematografico hollywoodiano Weinstein, hanno taciuto alcuni per paura, altri perché coinvolti, altri ancora perché amici.

E’ così per anni, ben 15, il proprietario “dell’isola delle orge” (così è stata definita l’isoletta di sua proprietà dai media americani) è riuscito a sfuggire alla giustizia ottenendo solo una condanna di 13 mesi di custodia con rilascio per lavoro, riuscendo a rimanere impunito dal 2008 fino allo scorso 6 luglio quando è stato nuovamente accusato dai federali di traffico di minori in Florida e a New York.

A far partire la nuova indagine è stata Virginia Roberts Giuffre, le cui pesanti dichiarazioni hanno portato all’arresto del miliardario da un viaggio di ritorno dalla Francia.  In attesa quindi di un processo federale Epstein, cui è stata negata la possibilità di attendere l’inizio di quest’ultimo nella sua residenza di N.Y. nell’elegante Upper East Side, è stato detenuto nel Metropolitan Correctional Facility, carcere considerato tra i più duri al mondo al limite delle possibilità si sopravvivenza, soprattutto per chi è abituato a ben altri domicili. Dopo una decina di giorni avendo capito che nonostante le sue conoscenze e disponibilità economiche (pare si sia  offerto di pagare una cauzione da capogiro da 100 milioni di dollari) sarebbe rimasto in cella per molto tempo si è all’apparenza suicidato.

Più che interrogarsi sulla sua causa di morte o su come sia stato possibile che un detenuto come Epstein, reo già in precedenza di un tentato suicidio, sia stato lasciato senza i dovuti controlli, ci si dovrebbe domandare perché decine di uomini e donne, compresi molti volti noti, essendo a conoscenza di quanto era solito accadere nelle sue diverse ville non abbiano detto o rivelato nulla. Qui non si tratta solo di presunti abusi su donne ma di una vera e propria rete di sfruttamento di ragazze provenienti da famiglie in difficoltà in cerca di soldi facili; alcune testimoni dicono di essere state fatte prigioniere e di essere state drogate da sue o suoi collaboratori per poi essere sfruttate per pratiche sessuali violente.                                                       

Tutto ciò deve far riflettere non solo perché ancora una volta la donna è vista come un semplice strumento di cui usufruire al fine di soddisfare i propri piaceri (più o meno perversi) ma anche perché coloro i quali alla verità e alla giustizia hanno preferito il silenzio sono colpevoli tanto quanto chi di quei misfatti ne è stato complice; tuttavia perché la  completa verità in casi come questo venga a galla ci vorrà molto tempo sperando che chi in passato ha taciuto non intenda compromettere le indagini o continuare a tacere. Non resta che sperare nell’FBI e nella sete di giustizia dei più.

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