• martedì , 17 Settembre 2019

“Il vecchio col bastoncello”

Vecchi. “A che servono così inadatti alle esigenze della vita moderna? Chi vangava non ha più la forza di vangare, chi correva in bicicletta siede inerte sulla soglia, chi scriveva poemi la penna gli si è arrugginita, chi cantava gli si è spenta la voce. Non servono più che a mangiare, a dormire, a portar via il posto agli altri che vengono e che ne avrebbero un impellente bisogno”. Purtroppo si, Buzzati, con queste parole, riassume e denuncia la forma mentis di molti riguardo agli anziani: inutili, costosi e ingombranti. D’altronde è vero, potremmo quasi anche definirli disoccupati: non lavorano, non portano come si usa dire “la pagnotta a casa”. Costano: in qualche modo bisogna sistemarsi, per cui spesso si ricorre alle case di riposo (che gratis non sono); ma non sempre, perché non tutti possono permetterselo (quindi diventano anche ingombranti).

Ma così dicendo stiamo trascurando un particolare non da poco. Quell’ anziano dalla schiena ricurva, le labbra raggrinzite, che continua ad addormentarsi sulle poltrone, con quel respiro affannato e quelle tossi cavernose, un giorno saremo noi. Quell’anziano un giorno era come noi, al massimo del suo potenziale, con un bel lavoro e magari anche una bella famiglia. Ma il tempo passa, ed è trascorso anche per lui. Lui che però, durante la vecchiaia, si gode tutto ciò che ha costruito, curato e custodito, a partire dai figli e nipoti. Per quel che può. E allora perché bisognerebbe rovinare proprio il tanto atteso riposo da una vita frenetica.

Se la vecchiaia non viene valorizzata, diviene poi un “Peso sociale un carico gravoso che ostacola l’ indiscutibile necessità di spazi e attenzione, che richiede l’ età giovanile” dice Buzzati. Per cui si tralascia di far memoria di un passato anche recente per avviare il futuro di chi avanza con foga giovanile.

Per fortuna, in alcune culture, ancora oggi, c’è molto rispetto per l’ anziano, per coloro che come saggiamente dice l’autore: “Avendo percorso l’ intera tappa, si avviano alla porta“. E infatti non è emarginato, anzi, la figura del vecchio viene venerata, chiamata maestà, eccellenza. Di più, persino già il mondo antico (come i Greci) aveva una grande visione dell’ anziano, poiché simbolo di sapienza; difatti spesso l’ ultima parola spettava proprio a lui.

Ma pensandoci bene, ancora oggi i nonni sono visti, in particolare dai bambini, come l’emblema della saggezza. Si, soprattutto dai bambini. Probabilmente è vero quando si dice che gli anziani sono simili ai bambini; semplici, essenziali e spesso anche spensierati. Ma per gli adulti che si affacciano alla vecchiaia, oggi essa è più temuta della morte. Per cui il modo migliore per sfuggire e scappare dalla vecchiaia sembrerebbe il trascurare l’incarnazione della vecchia stessa, l’anziano, oppure la finzione di una giovinezza eterna.

“Non dimenticatelo, quando passa il nonno col bastoncello, dondolando. Non schifatelo, non pensate di essere superiori. Guardatelo con attenzione piuttosto; egli è il vostro ritratto. Oh se fossimo più intelligenti e furbi, ai vecchi daremo tutte le gioie, le comodità, i trionfi, la gloria. E la sera ci inginocchieremo intorno ad ascoltarli che racconteranno le loro classiche storie, sempre le stesse, è vero, ormai le sappiamo tutte a memoria. Però dite: Non vale la pena di reprimere un piccolo sbadiglio, se questo serve alla felicità?”.

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