• venerdì , 15 Novembre 2019

La fame dei like

di Beatrice Mattioli

Qualche tempo fa, nel 2017, la cronaca nera è stata testimone di un  episodio sconcertante: il suicidio di Ruby Seal, 15enne di nazionalità Inglese. Sorge naturale chiedersi il motivo per il quale la giovane ragazza abbia deciso di compiere un gesto tanto estremo. La risposta è celata nel suo profilo Instagram. Infatti la ragazza la sera prima aveva pubblicato un selfie sul suo profilo. Il post in questione non aveva però ricevuto nessun like. Per questo motivo la ragazza ha deciso di porre fino alla sua vita. 

La sua mamma, in questi ultimi giorni, a distanza di due anni, ha deciso di lanciare un appello alle autorità britanniche e ha proposto di vietare l’uso dei social network a tutti coloro che non hanno raggiunto i 16 anni di età.  A quest’utopia la signora Julie non ha voluto rinunciare e sta raccogliendo firme per poter presentare questa petizione, in memoria della figlia scomparsa prematuramente. La donna ha spiegato che sua figlia aveva iniziato a usare i social media all’età di 13 anni. Dal momento in cui si è iscritta a Instagram ha iniziato a sviluppare una dipendenza dal numero dei like e dei followers. I genitori, che si erano accorti dell’ossessione della ragazza, avevano provato a toglierle il cellulare e a spegnerle il Wi-Fi, ma purtroppo in modo vano.

La proposta avanzata dalla signora ha aperto un dibattito. Vietare l’utilizzo dei social fino ad una determinata età non risolverebbe il problema, semplicemente lo sposterebbe. Infatti la maturità intellettuale è distante da quella anagrafica. Un ragazzo può essere abbastanza maturo per utilizzare i social network anche prima dei 16 anni e viceversa può non esserlo una volta superata quell’età. 

Per usare i social bisogna avere una spiccata coscienza critica. Le persone iscritte infatti condividono solo una parte della propria vita, spesso indossando una maschera. Come nella vita reale, anche quando c’è uno schermo che ci separa dal resto del mondo, bisogna fare attenzione a ciò che è autentico e a ciò che invece non lo è. 

Il più grande incubo di questa ragazza, come per molte persone, era quello di non piacere agli altri e ricercava continuamente l’approvazione talvolta anche di gente che non conosceva. Questa filosofia di vita non è da condannare, anzi sarebbe da biasimare chi pensa sia sbagliato impostare la propria esistenza in questo modo. Indubbiamente non bisogna cedere agli eccessi, quindi non bisogna arrivare al punto di dipendere dal l’approvazione altrui. Tuttavia non assurdo, se é un modo per stare bene con se stessi, ricercare l’ammirazione negli occhi della gente. Non bisogna però trascurare il fatto che  molti individui sono gelosi, maligni e competitivi. Di conseguenza é necessario trovare un compromesso tra ciò che le altre persone pensano, dicono e commentano e ciò che é verosimile e degno di essere ascoltato.  

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