• martedì , 17 Settembre 2019

Nella mente di un omicida

di Verdiana Parisi

L’uomo è caratterizzato dalla fragilità, chiunque, chi più chi meno, nasconde qualche debolezza.

La testimonianza più significativa di questa teoria la troviamo raccontata nel libro “L’avversario” del giornalista Emmanuel Carrere. Il racconto ha come oggetto la vita di un uomo che dopo aver basato la sua intera vita sulle delle bugie decide di compiere un atto estremo uccidendo chi viveva delle sue menzogne.

Il protagonista, Jean-Claude Romand, sembra essere un personaggio romanzesco per l’efferatezza dei suoi crimini, ma in realtà è un uomo in carne ed ossa che ha vissuto negli anni ’90 nel sud della Francia. Lo scrittore francese ha cercato di capire quali fossero i motivi che si celavano dietro al malsano comportamento di un padre di famiglia che ha deciso di assassinare figli, moglie e genitori cercando infine di togliersi la vita.

L’autore, narrando le vicende in prima persona, racconta di come abbia investigato e analizzato i particolari della vita dell’assassino visitando persino i luoghi interessati.

L’esistenza di Jean-Claude è stata condizionata da un’unica bugia da cui ne scaturì una seconda e poi una terza che diedero così origine alle sua vita immaginaria. La paura di deludere chi gli voleva bene, il terrore di essere giudicato e la vergogna che sarebbe derivata dalla scoperta delle menzogne lo hanno portato a costruirsi un mondo costruito su falsità e menzogne.

Ma fino a che punto può spingersi un uomo che si è creato un’esistenza inesistente? Come fa ad arrivare a puntare una pistola alla testa di due bambini perché si vergogna di come avrebbero potuto guardarlo se avesse detto la verità? Sono queste le domande a cui Carrere cerca di trovare risposta, ed è anche ciò che si chiede chiunque abbia letto questo libro ma la risposta non è facile da trovare. Nasce però una riflessione quasi spontanea sulla psiche dell’essere umano. Sono innanzitutto relazioni e ambienti specifici a caratterizzarne la mentalità e assieme all’educazione trasmessa durante l’infanzia giocano un ruolo importante. Ma ognuno di noi ha una propria personalità con le proprie paure, insicurezze e fragilità che si affrontano in maniera diversa a seconda di come viene percepito il mondo esterno e della visione che si ha della vita. C’è chi riesce a convivere con se stesso, chi riesce ad accettarsi e chi come Jean si sente schiacciato da ciò che lo circonda a tal punto da non riuscire più a comprendere chi è.

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