• giovedì , 28 Maggio 2020

“Se vuoi vincere alla lotteria, guadagnati i soldi per il biglietto”

E’ il motto del protagonista del film “Lo sciacallo”, film d’esordio per Dan Girloy che la redazione del Salice ha visionato per capire meglio il valore della deontologia e dell’etica del lavoro dei un giornalista. Lo sciacallo ha come primo attore Jake Gyllenhaal. Attore eccezionale e unico nel suo genere, alla costante ricerca di ruoli non convenzionali, con una carriera incisiva già a 38 anni, in pratico un fuoriclasse.
Nel film, Gyllenhaal interpreta un perverso freelance di cronaca nera che pur di avere le notizie più eclatanti riesce a spingersi oltre ogni limite. Durante il film diventa un vero e proprio sciacallo, che vive solo per ‘sopravvivere’ e che fa di tutto pur di portare a termine il proprio squallido lavoro, anche al costo di vedere la morte sotto i suoi occhi e registrarla. Durante il film infatti dirà “Se il mio problema non fosse che non capisco la gente, ma che non mi piace la gente?”.

Gyllenhaal è riuscito a rendere affascinante un personaggio spregevole, ed è proprio per questo che il film è riuscito. Inoltre durante i mesi di pre-produzione è riuscito a perdere oltre 10 chili per dar l’idea di un vero e proprio sciacallo. “Sul set avevamo tutti la sensazione che Lou (il personaggio da lui interpretato) fosse un coyote e io volevo vivere così” spiega Jake.

L’attore ha anche una cicatrice sul palmo di una mano, il ricordo incancellabile del film. Durante una scena, infatti è davanti ad uno specchio, ha oltrepassato ogni limite del suo lavoro e ormai vive per le atrocità altrui. Guardando il suo riflesso forse si rende conto di ciò che è diventato e preso dall’ira sferra un pugno davanti a sé. Quella scena, che sembra una delle più studiate del film, è stata frutto della pura improvvisazione dell’attore, che in seguito si è ferito la mano con una scheggia di vetro dovuta all’impatto.

“I momenti più interessanti sono sempre quelli inaspettati. Non dico che ferirsi e farsi mettere dei punti sia una cosa positiva, ma per me questa cicatrice rappresenta un certo tipo di dedizione” dice Gyllenhaal.

Un film duro, a tratti crudo ma che spinge a riflessioni attuali su un mestiere che si modernizza di pari passo con i mezzi che ha a disposizione per tramettere e comunicare le notizie. Chi o cosa garantisce nella moderna informazione la veridicità delle stesse o chi pone quel limite oltre il quale non ci si può spingere per salvaguardare la dignità delle persone? La pellicola ci spinge a riflettere sulla necessità di un codice etico nel mondo dell’informazione ma anche sulla nostra spasmodica ed immotivata di vedere “tutto e subito”, dimenticandoci che conoscere non significa prevaricare i diritti degli altri e il buon gusto.

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