• mercoledì , 1 Aprile 2020

L’anima: la canottiera che nessuno indossa più

Il Salice propone tre articoli intitolati “Discorsi sulla bellezza“. Tre riflessioni e variazioni sul tema del bello da parte dei redattori. Al fondo degli articoli trovate i link agli altri due pezzi. Buona lettura!

di Giovanni Ricci

Kalokagathia, un “canone” dal gusto antico

Nella società contemporanea i cosiddetti “hypebeast”e “fashion blogger” sovente si oppongono al decoro e alla cosiddetta “Kalokagathia”, quell’ideale di bellezza e bontà perfetti, che i Greci avevano tanto a cuore.

Il senso è svanito. La pubblicità dei prodotti, i social, tendono a ostentare (un mostrare forzato, intensificato, innaturale) la personalità e la singolarità di ognuno con la sola e spudorata apparenza. Pur inconsapevoli di ciò, ma vittime dell’immagine che domina nella tecnologia quotidiana, ci abituiamo all’esigenza sfrenata di nuovi particolari che, invece che essere scovati in noi, con un po’ di introspezione, cerchiamo nel portafoglio, nel vestiario, negli accessori.

Purtroppo se ai giovani greci erano insegnate le arti antiche con cura genuina di ogni aspetto (non solo esteriore) dell’uomo, il rumore delle distrazioni, gli impegni del quotidiano ci allontanano da una conoscenza più autentica di noi stessi.

“Mens sana in corpore sano”

Il decoro (decorus) era già presente in Cicerone ed era parte integrante dell’umanità (humanitas) di ciascuno, dell’amore per noi e per tutti i nostri simili.

Quindi la conciliazione della salute, della cura personale del proprio aspetto assumono persino un senso più ampio sotto quest’ottica, non un limite di vanità e di eccesso, ma ad un’equilibrata forma di estetica. Non un “tutto e subito” dovuto a chi diventa succube di un consumismo sfrenato, che nel digitale trova un canale prioritario di comunicazione. Fermarsi e “spegnere” i contatti con la parte più compulsiva del bombardamento ci rende più liberi di scegliere una bellezza esteriore che non segue ossessivamente gli interessi del mercato, che ci è più utile e preziosa.

Il tutto e subito è logorante nella stessa forma fisica e nello sport, dannoso per la nostra salute.

È uno stimolo che ci porta a finire gli impegni, a raggiungere gli obiettivi, e nasce dalla pazienza e dalla determinazione. Possiamo chiedere un risultato immediato, apparentemente eccellente, ma che non deriva da un certo ordine o da un allenamento (parlando di sport) che facciano trasparire e mostrare agli altri l’efficienza e l’impegno di un nostro metodo.

Il decoro ci è utile, per una vita attiva, come testimonianza per gli altri, per essere d’aiuto, consapevoli e fiduciosi.

“L’abito fa il monaco”

Tra alcuni ragazzi più attenti è l’outfit che conta: permetto a te che osservi (e forse invidi) di conoscere la mia condizione sociale, il mio ruolo nel gruppo e eventualmente il rapper o personaggio a cui mi ispiro. Alcuni casi sono al limite di una superficialità che non lascia spazio all’identità dell’individuo. Paradossalmente ciò che dovrebbe distinguerti dagli altri ti assorbe, completamente cieco alla personalità, agli interessi e alcune volte persino ai sentimenti degli altri, poco appariscenti rispetto ad un’immagine da cui non ci si distacca. L’immagine che vai creando ti asseconda e poi fa da padrona, non rende più le sfumature, i tratti e i dettagli che si uniformano ad una moda, una moda che è usata invece consapevolmente da idoli, personaggi famosi, cantanti, per il proprio business.

Una via a doppio senso

L’influenza della moda è spesso involontaria e non ci si può isolare dagli altri perché, qualora non siamo vanitosi e chiusi, interagire con ognuno ci permette di nutrire ciò che c’è di più importante: l’anima. La grazia, la bellezza interiore si coltivano e non si comprano in boutique. Procedendo dall’apparenza raggiungiamo il cuore, ma la lettura di noi stessi comincia da dentro.

Perciò se come disse Socrate “L’uomo è la propria anima” e “l’anima è il tratto più prezioso”, con essa si portano a compimento sogni, volontà e libertà per essere noi stessi.

Il corpo è quel manichino, “quella macchina perfetta” (Cartesio), quello “strumento” (San Francesco) di cui noi soli disponiamo per vestirlo con il nostro unico e singolare “buon gusto”. L’anima è quella canottiera su cui si basa la taglia per scegliere il vestito più bello, su misura per noi. Quell’indumento intimo indispensabile a detta delle nonne, che protegge dal freddo e scongiura i malanni che neppure gli abiti fermano.

L’ arte dell’apprezzare
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Il Novum Organum sulla bellezza
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