• mercoledì , 1 Aprile 2020

Kobe Bryant: una filosofia di vita

Da bambino Kobe Bryant era l’idolo dei tifosi delle squadre in cui militava suo padre, in Italia. Nell’intervallo delle partite di papà Joe, raccontano i biografi e chi ha avuto la fortuna di vederlo di persona, tirava da solo e raramente sbagliava il canestro. Studiava da campione già allora in quell’infanzia trascorsa nella provincia italiana, fra Reggio Calabria, Rieti, Reggio Emilia e Pistoia. Il nonno dall’America gli mandava le videocassette dei grandi, Magic Johnson e Michael Jordan, perché imparasse. Imparò talmente bene, quel ragazzo classe 1978 alto quasi due metri, da esordire nell’Nba senza nemmeno fare il passaggio nel campionato universitario che è via per tutti i grandi del basket Usa. «Non l’avevo detto a nessuno ma dentro di me ne ero convinto: sì, sarei diventato il giocatore più forte del mondo». Sembra di sentirlo dire queste parole con quella faccia sempre sorridente e quel fare amichevole. Inizialmente scelto dagli Charlotte Hornets, ma poco tempo dopo venne ceduto ai Los Angeles Lakers, dove rimase per tutta la sua carriera (20 anni). Nel 2016 Kobe Bryant si è ritirato dall’NBA; i Los Angeles Lakers hanno ritirato in un colpo solo le sue due maglie: la 8 e la 24 (era il suo numero a scuola, ma nel momento dell’arrivo ai Lakers non era disponibile) indossate da Kobe nei suoi 20 anni di carriera con i gialloviola. Alla cerimonia ci è andato con la moglie Vanessa, sposata giovanissimo e le figlie. 

Kobe è stato il più giovane giocatore dell’All Star Game (19 anni e 175 giorni) l’8 febbraio 1998 e miglior realizzatore con 280 Punti. Più giovane giocatore ad essere stato scelto nel NBA All-Rookie Team (1996-97). Più giovane giocatore ad avere segnato 33.000 punti e quarto miglior realizzatore di sempre in Nba. 81 punti in una sola gara. Ha vinto cinque titoli Nba e due ori olimpici.

 A causa di un gravissimo incidente in elicottero Kobe Bryant, sua figlia Gianna e altre 7 persone hanno perso la vita lo scorso 26 gennaio. Per tutto il mondo, ma soprattutto quello del basket, è stato davvero un duro colpo, poiché questa leggenda è stato per decenni fonte di ispirazione per molti giovani e bambini che volevano intraprendere la vita del vero sportivo o della vera sportiva.

Kobe Bryant non è stato solo un giocatore di pallacanestro, seppur eccezionale, è una filosofia di vita. Lo psicologo George Mumford, che ha lavorato con lui e con Michael Jordan dice di entrambi: «è la loro inattaccabile sicurezza di sé a collocarli in una categoria a parte». Si va ben oltre il parquet.

Da giovane spavaldo venne soprannominato Showboat, che vuol dire fenomeno, ma nel senso di esibizionista. Il soprannome glielo diede Shaquille O’Neal, che proprio non lo amava all’inizio. Black Mamba invece se l’è dato da solo e deriva dal serpente fra i più velenosi al mondo (da ricordare Kill Bill di Tarantino). È il serpente che va a segno nel 99% dei casi, veloce e a ripetizione, infatti lui è stato uno dei migliori realizzatori dell’NBA.

 Tutto questo è il risultato della Mamba mentality: «Fare quello che ti piace di più. Farlo al massimo. Farlo cercando di essere il migliore di tutti, sempre. E seguire tutte le strade lecite per diventarlo. Quando fai la cosa che ami di più, l’ossessione è naturale».

Ha scritto anche un libro sul suo metodo di allenamento e gioco, intitolato proprio “Mamba Mentality”. E lui stesso disse:” Voglio insegnare qualcosa alle generazioni future, tramandare l’arte. Il libro è diviso in due parti, the process e the craft (il metodo e l’abilità, ndr). Nella prima parte mi rivolgo agli atleti del domani per spiegare cosa significa allenarsi nella maniera corretta, come creare la propria routine, come leggere il proprio corpo, come giocare con gli infortuni e conviverci mentre nella seconda parte scendo nei dettagli tecnici, focalizzando l’attenzione sui piccoli particolari come il lavoro di piedi, la tattica, l’uso del corpo nelle fasi di gioco e gli angoli”.

Il suo amore per il basket non è mai cessato, anche dopo il suo ritiro cui ha scritto una lettera di addio talmente bella che è diventata un cortometraggio premiato con l’Oscar nel 2018 (Dear Basketball).

Quando la notizia della sua morte ha iniziato a circolare sui social, da tutto il mondo sono arrivate reazioni sconvolte e messaggi di cordoglio, non solo da parte degli appassionati di basket. Kobe Bryant, morto a 41 anni, oltre che una superstar della palla a spicchi, era un’icona globale, simbolo di una generazione intera che ama lo sport, al di là delle rivalità e dei colori. E così a salutarlo sono stati campioni di tutti gli sport, politici e appassionati di tutto il mondo. L’Italbasket dà il suo addio a Bryant, cresciuto in Italia al seguito di papa Joe tra Pistoia e Reggio Emilia: “Ciao, adorato Kobe. Non ti dimenticheremo mai!”, scrive sui social il profilo della nazionale italiana di pallacanestro. 

Dear Basketball,
From the moment

I started rolling my dads tube socks
And shooting imaginary
Game-winning shots
In the Great Western Forum

Caro basket,
dal momento in cui ho cominciato
ad arrotolare i calzini di mio padre
e a lanciare immaginari tiri della vittoria
nel Great Western Forum

I knew one thing was real:
I fell in love with you.

A love so deep I gave you my all
From my mind & body
To my spirit & soul.

Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.
ho saputo che una cosa era reale:
mi ero innamorato di te.

As a six-year-old boy
Deeply in love with you
I never saw the end of the tunnel.
I only saw myself
Running out of one.

Da bambino di 6 anni
profondamente innamorato di te
non ho mai visto la fine del tunnel.
Vedevo solo me stesso
correre fuori da uno.

And so I ran.
I ran up and down every court
After every loose ball for you.
You asked for my hustle
I gave you my heart
Because it came with so much more.

E quindi ho corso.
Ho corso su e giù per ogni parquet
dietro ad ogni palla persa per te.
Hai chiesto il mio impegno
ti ho dato il mio cuore
perché c’era tanto altro dietro.

I played through the sweat and hurt
Not because challenge called me
But because YOU called me.
I did everything for YOU
Because thats what you do
When someone makes you feel as
Alive as youve made me feel.
You gave a six-year-old boy his Laker dream
And I’ll always love you for it.

Ho giocato nonostante il sudore e il dolore
non per vincere una sfida
ma perché TU mi avevi chiamato.
Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.
Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere un Laker
e per questo ti amerò per sempre.

But I cant love you obsessively for much longer.
This season is all I have left to give.
My heart can take the pounding
My mind can handle the grind
But my body knows its time to say goodbye.

Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.
Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.

And thats OK.
Im ready to let you go.
I want you to know now,
So we both can saver every moment
we have left together.
The good and the bad.

E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia
così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme.
I momenti buoni e quelli meno buoni.

We have given each other
All that we have.
And we both know,
no matter what I do next
Ill always be that kid
With the rolled up socks
Garbage can in the corner,
5 seconds on the clock
Ball in my hands.
5 4 3 2…1
Love you always,

Kobe

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,

Kobe

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