• mercoledì , 23 Settembre 2020

Un viaggio nei ricordi

Nostalgia. Già all’interno del termine è insita l’enorme potenza evocativa di questo sentimento: νόστος e ἄλγος, letteralmente il dolore del ritorno, del viaggio, non fisico ma spirituale. Si tratta dunque di un percorso a ritroso, all’interno della nostra mente, dei nostri ricordi ed emozioni che, se da una parte può spesso portare ad una sensazione dolorosa e di rimpianto, dall’altra ha l’enorme potere di rigettarci nel passato, per esplorarlo e giudicarlo con occhi più maturi e consapevoli, dandoci anche le linee guida con cui affrontare il futuro. Fu proprio la nostalgia, infatti, che continuò a chiamare Ulisse, durante i dieci anni di viaggi e di nuove esperienze, verso la sua Itaca, e che gli permise, con il ricordo della patria dove era cresciuto, di ritrovare memoria di sé e portare a termine il suo destino.

La nostalgia accomuna tutti gli uomini, giovani e anziani, e si basa su un solo e semplice elemento: la memoria, di qualsiasi tipo. Può essere un’immagine, una canzone, un profumo, che, una volta sentiti di nuovo, rievocano un singolo istante, una sensazione che avevamo dimenticato, un ricordo che pensavamo di non avere più, nascosto nei recessi più profondi della nostra mente. Bisogna dunque tenere in conto che da questo percorso possono scaturire la gioia e il dolore, ma, nonostante ciò, è necessario intraprendere il viaggio. Solo in questo modo, infatti, attraverso l’analisi delle emozioni e delle esperienze, come la “nottola di Minerva”, che “spicca il volo sul far della sera”, è possibile conoscere chi siamo veramente.

Questa ricerca di sé, però, da un lato può fare paura: può portarci a scoprire lati oscuri del nostro animo e sentimenti che non pensavamo di essere in grado di provare, oppure generare il rimpianto, che apre la mente all’esplorazione dei cosiddetti “universi paralleli” e che ci fa ragionare su come sarebbe potuta essere la vita se in quel giorno, in quell’istante, avessimo fatto una scelta diversa. Ma, come si sente spesso dire, la storia non si fa con i se e con i ma, e dunque nemmeno la nostra vita.

Dall’altro lato la riflessione sul nostro passato, permessa dai vari elementi da cui può scaturire la nostalgia, dà anche la possibilità di fuggire dalla quotidianità, dall’esperienza spesso dolorosa del tran tran giornaliero e, come l’illusione della rimembranza di Leopardi, offre un rifugio dal mondo esterno. La mente può così compiere un viaggio spirituale e atemporale nel “mare” della memoria, cercando di attingere dai ricordi felici quella serenità, assente nella realtà, che spesso si dimostra essere solamente un palliativo, in grado però di fornire qualche breve istante di felicità.

Ma nostalgia non significa solamente il ricordo di una esperienza personale vissuta: essa può anche riferirsi a un’epoca passata, ritenuta spesso migliore di quella in cui si vive. Un uomo che prova una nostalgia di questo tipo è il cosiddetto “laudator temporis acti”, cioè chi, come Tacito o Quintiliano, guarda con malinconia al passato, attribuendogli tutte le virtù che sono assenti nel presente. Una visione di questo tipo però, se affiancata a una capacità di azione, può anche trasformarsi in qualcosa di positivo: l’esaltazione delle virtù passate, presente ad esempio ne “Il giuramento degli Orazi” di David, può spingere gli uomini e la società ad imparare da esse e ad agire meglio in futuro, secondo il principio dell’“historia magistra vitae”. Tutto ciò vale anche per la singola persona: i ricordi e le emozioni passate sono come spunti per agire meglio in futuro.

Elemento fondamentale perché scaturisca la nostalgia e perché tutto ciò funzioni è dunque la memoria, e, come dice Borgna, non quella “dei nomi e dei numeri”, ma quella “emozionale e vissuta”. Si potrebbe anzi affermare che, dato che “πάντα ῥεῖ”, “tutto scorre”, ciò che ci appartiene davvero non siano i possedimenti reali, gli oggetti, ma i ricordi, le emozioni, i sentimenti, che, attraverso la nostalgia, talvolta riaffiorano e ci disvelano verità non altrimenti conoscibili.

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