• sabato , 31 Ottobre 2020

Il rischio del politically correct

di Filippo Teadi Jr

Durante tutto il periodo di giugno il mondo intero e gli Stati Uniti in particolare hanno vissuto un intenso periodo di protesta e manifestazioni a causa della morte di George Floyd, l’uomo afroamericano ucciso brutalmente da un poliziotto a Minneapolis. I can’t breathe sono state le ultime pronunciate dall’uomo durante gli otto minuti di agonia, e sono diventate il tragico slogan mondiale per le proteste contro il razzismo purtroppo ancora radicato nel popolo americano ed in particolare nelle forze dell’ordine.

Se non fosse stato per questa morte, che appunto è stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso, non avremmo assistito a queste proteste per l’uguaglianza tra bianchi e neri, perché purtroppo la violenza spesso ingiustificata è stata sempre tollerata da parte dei vertici, che non hanno mai pensato ad emanare leggi per arginare il problema. Inoltre abbiamo sicuramente visto che da una protesta pacifica si è poi arrivati ad una vera e propria guerra iconoclasta, poiché moltissime statue o riferimenti a personaggi controversi ed influenti del passato sono state danneggiate o distrutte; si può parlare di una vera e propria damnatio memoriae. Vero è che se però questo metro di giudizio dovesse essere applicato a tutti i periodi storici, sicuramente risalterebbero moltissimi personaggi che oggi sarebbero controversi.

Da una parte sicuramente possono ritenersi giuste e corrette tutte le forme di protesta non violente volte esclusivamente a sensibilizzare tutti riguardo a questo argomento delicato. Un’altra cosa che sicuramente è degna di essere menzionata riguarda l’esagerazione di ciò che oggi si chiama il politicamente corretto: in queste ultime settimane abbiamo assistito ad un vero e proprio cambiamento del nostro metro di giudizio; sono stati censurati o banditi diversi film anche di tempi molto lontani poiché erano presenti anche lievissimi riferimenti a distinzioni di razza.

Oppure d’ora in poi nei cartoni animati i personaggi afroamericani non potranno più essere doppiati da uomini bianchi. Non è certo così che si ferma o condanna il razzismo. Anzi, si rischia di banalizzarlo.

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