• martedì , 27 Ottobre 2020

@alberto_rava un prete youtuber

Si chiama Don Alberto Ravagnani, ha 26 anni ed è di Busto Arsizio, ama l’oratorio che è la sua attività principale, ma in questo periodo di quarantena ha convertito la sua evangelizzazione nei cortili in un canale youtube per i suoi ragazzi, che come tutti hanno dovuto spendere una clausura online per rimanere connessi.


“a cosa serve pregare, a cosa serve andare a messa?”

Il risultato è stato inaspettato e soprattutto immediato, ci sono stati da subito numeri impressionanti e il seguito che ha avuto è andato oltre la sua cerchia di conoscenze.

Fenomeno social, influencer, youtuber o forse molto di più: un prete! Don Camillo direbbe a Peppone: “Prima le buschi dall’uomo e poi dal prete” proprio per identificare con quel ruolo una missione che va oltre l’uomo e l’individuo. Ed è proprio così. In mezzo ai big e ai grandi idoli dei followers lui cerca di proporre la sua missione in maniera coinvolgente ma “controcorrente”, sacrificando quello che il Social costruisce attorno al singolo e aprendo uno sguardo sull’altro e su noi. Ha una visione entusiastica e interattiva. Per Don Alberto la Chiesa deve essere inserita in ogni aspetto della vita dell’uomo e in primis i giovani, che sono la prima grossa fetta della popolazione a contatto con il web, devono poter trovare domande anche nel luogo che di risposte sembra averne troppe…senza dove anche la Chiesa, un’entità millenaria e apparentemente sempre più distante, deve ancora entrare.

Ma la Chiesa è l’insieme dei fedeli.  Essa è un grande corpo che coinvolge l’uomo, e l’uomo ai giorni nostri è a contatto con Instagram, Youtube e Tik Tok, solo per citarne alcuni. L’uomo è connesso a una quantità enorme di dati e informazioni, ma chi ci dà una chiave per interpretarli è difficile da trovare.

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Durante questo periodo di Quarantena con la creazione di un suo canale su Youtube, di un account Instagram con l’uso dell’Instagram Tv e utilizzando perfino i Podcast di Spotify, Don Alberto ha registrato video contagiosi e virali che hanno spopolato sul web raggiungendo un’audience vasta e variegata. La sua capacità di attirare l’attenzione si concentra nei Temi Importanti affrontati (attuali oltre che concreti), nell’immediatezza dei video in stile Iene e nella semplicità delle metafore che usa.

É stato provocatorio, ha riletto tutti i cardini fondamentali della sua fede con domande che ognuno si pone, con una decisione che ha superato le critiche sollevate verso di lui non solo esterne ma anche interne alla Chiesa.

All’ombra dei risultati che ha ottenuto e della grande risonanza mediatica viene messo in gioco un fattore più grande della semplice popolarità. Come anche lui tiene a ribadire: “il messaggio che viene proposto rimane lo stesso, ma deve cambiare il modo in cui lo si propone”. La paura di farsi prendere dal successo e di cambiare opinioni pur di avere un seguito si supera se si pensa di sostenere idee coerenti e sincere in un mondo in cui dilagano ovunque fake news. Il messaggio è chiaro e attuale, ci si mette in gioco ovunque e ci si confronta con tutto quello che c’è, perchè ostracizzare e limitarsi a condannare sarebbe incosciente. 

L’ultimo confronto di Don Alberto è stato con Fedez e ha fatto molto scalpore poiché il rapper aveva sollevato delle critiche nei confronti della pedofilia all’interno del clero in un suo brano. Il Don senza esitare ha raccolto la provocazione e ha commentato il problema instaurando un dialogo. Paradossalmente due persone che hanno come pubblico i ragazzi, chi per lavoro, chi invece in oratorio, si sono trovate a discutere, con convinzione. Se il rapper fa della critica il miglior strumento per i suoi brani e le sue canzoni, in questo caso il prete ne è stata parte chiamata in causa per risolvere un problema di una cosa in cui crede. Fedez è stato persino tirato in ballo in qualcosa in cui non si aspettava di avere un coinvolgimento pratico e chiamato ad essere utile in prima persona con un suo contributo.

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L’occasione per il confronto è stata un evento sicuramente insolito che stupisce, incuriosisce, che spaventa. Il Don non deve diventare opinionista o vip, non ha bisogno di visibilità per scopi personali, ma sarebbe bello se questo fosse davvero un modo per diventare testimoni di una Chiesa che si adatta, che sa cercare occasioni e cose buone anche in ciò che più di tutto è nuovo e sconosciuto. Tutto ciò sarebbe d’esempio e di stimolo per essere missionari anche dove tutti spendono la loro vita digitale e magari per risvegliare quella spirituale.

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