• lunedì , 10 Agosto 2020

Il tempo è una bestia immortale

di Giorgia Scarabosio

L’uomo nasce come essere che vive instaurando limiti, termini che gli diano sicurezza, confini che spesso cerca di sorpassare, ottenendo diversi obbiettivi e ponendosene altrettanti, spronandosi in un certo senso ad andare avanti in quella che viene definita vita.

Sorge dunque la domanda se anche il tempo possa essere considerato uno di questi termini umani, una delle linee estreme, che va a delimitare lo scorrere della vita e che come direbbe Albert Einstein si tratta addirittura di una mera illusione, un prodotto della mente umana che per l’appunto necessita di spezzare in istanti la propria esistenza, un concetto che nella teoria della relatività è distinguibile unicamente per la serie di avvenimenti che gli attribuiamo. Fisici, scienziati e filosofi hanno tentato diverse ipotesi e definizioni, dall’antica concezione ciclica dei culti orfico-pitagorici e volendo platonica, al parere aristotelico che ritiene il tempo inesistente, mentre invece Sant’Agostino afferma nelle Confessioni che si tratta di una “distensio animae” fino a Kant che ritiene il tempo non una realtà esterna ma un modo che l’uomo ha per organizzare i dati sensibili, ricordando la distinzione di tempo assoluto e relativo newtoniana e per chiudere il cerchio, ribadendo il pensiero che il tempo sia irreale condiviso anche da Parmenide di Elea.

Nonostante le più grandi menti della storia si siano cimentate nel trovare una risposta definitiva, non si è giunti ad alcuna conclusione. Che il tempo sia illusorio o meno una cosa è certa: sembra sempre sfuggirci di mano, non basta quando se ne vorrebbe di più o è eterno nei momenti più difficili, è una costante incontrollabile che scandisce la nostra esistenza dalla vita alla morte, come direbbe il Signor Tannhaus in Dark  Il tempo è una bestia immortale che non può essere domata in alcun modo”  e senza saperlo potrebbe essere più di uno, come testimoniano le teorie di mondi paralleli e ancora. Ma è proprio qui che addirittura vi si cimenta l’esoterico e il magico come ad esempio testimoniano le credenze sulle grotte alchemiche torinesi che, in ambito occulto, sono considerate vere e proprie “porte” per ulteriori dimensioni, senza ovviamente tralasciare le ipotesi in ambito scientifico come la Teoria delle Stringhe eil Ponte di Einstein-Rosen.

Ma questa incognita senza fine è pur sempre qualcosa di prezioso, un bene comune che unisce tutti in una vera e propria “corsa”, dai giovani vissuta come una marcia frenetica verso l’arrivo e da chi porta i segni della vecchiaia come una camminata contro corrente, un gioiello da custodire ed utilizzare con attenzione, sfruttando al meglio ogni istante, ma senza ovviamente eccedere nel risparmio, come d’altronde Michael Ende ci insegna in Momo, dove tutto ciò che viene ritenuto una perdita di tempo, dall’arte allo stesso dormire, viene eliminato, rendendo così la vita arida.

Questo astruso marchingegno ci permette di migliorare e maturare (o peggiorare), offre la possibilità di ricominciare da capo, guarire le ferite, ma è libero dal nostro controllo, né lo si può recuperare né lo si può prevedere e a mala pena vi si riconoscono e colgono gli istanti. 

Proprio il tempo però determina in parte la caducità della vita, ogni cosa ha il suo inizio e fine, un destino ultimo che mai si potrà profetizzare e conoscere, rendendo così questo viaggio un percorso unico ed inestimabile, perché per quanto si possa dire che sia uno solo o tanti, rimane comunque un grande omaggio di cui il tempo ne è sostanza.    

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