• giovedì , 26 Novembre 2020

Il nuovo futuro green

di Federica Rolle

In una realtà in cui la crisi climatica, la perdita di biodiversità e il degrado del territorio crescono a velocità allarmanti, il futuro della moda guarda verso un nuovo orizzonte: un mercato sostenibile.

Sempre più brand hanno ormai intrapreso un cammino verso una nuova era, destinata a creare una nuova industria: quella della moda completamente green e, naturalmente, 100% eco friendly.

Il “regenerative fashion”, la moda rigenerativa, ha il potenziale per trasformare l’industria della moda integrando le fibre prodotte attraverso l’agricoltura rigenerativa, che è un tipo di agricoltura che segue la guida delle conoscenze ecologiche indigene.

Secondo la Regeneration International, “l’agricoltura rigenerativa descrive le pratiche agricole e di pascolo che, tra gli altri benefici, invertono il cambiamento climatico ricostruendo la materia organica del suolo e ripristinando la biodiversità degradata del suolo: con il risultato sia di un prelievo di carbonio che di un miglioramento del ciclo dell’acqua”.

In sostanza, il punto della rigenerazione è che, piuttosto che concentrarsi sul “fare meno male” o avere meno impatto, si concentra sul “fare più del bene” e creare un impatto positivo migliorando il terreno, rivitalizzando il suolo, ripristinando i nutrienti, e catturando il carbonio dall’atmosfera e nel suolo (come sappiamo la nostra atmosfera ha fin troppo carbonio, ma il nostro suolo ha in realtà troppo poco carbonio – infatti ha perso circa il 50-70% del suo contenuto originale di carbonio).

Le pratiche agricole rigenerative possono aiutare a ristabilire l’equilibrio portando il carbonio dall’atmosfera al nostro suolo.

Questo metodo di coltivazione smantella la visione convenzionale della terra come “risorsa”, portando alla luce tecniche che considerano il suolo come il complesso essere vivente che è.

Ogni principio dell’agricoltura rigenerativa nutre e protegge il suolo attraverso atti di equità rigenerativa, restituendo più di quanto viene preso.

Di conseguenza, l’agricoltura rigenerativa imita i ritmi del mondo naturale, contribuendo all’aumento della biodiversità, all’arricchimento del suolo, al miglioramento dei bacini idrografici e alla mitigazione del riscaldamento globale.

Per la maggior parte della nostra storia, abbiamo coltivato fibre per il nostro abbigliamento localmente utilizzando i sottoprodotti della nostra coltivazione alimentare. L’abbigliamento era semplice, naturale e non danneggiava né il produttore né chi lo indossava.

Gli attuali sistemi di moda, compresi i movimenti “sostenibili”, si servono nei fatti di atti di degrado e sfruttamento del suolo.

Gli agricoltori che coltivano tessuti inalano prodotti agrochimici tossici che contaminano l’acqua dolce e il suolo e causano problemi di salute estremi.

Questo modo di coltivare riduce la sovranità alimentare, la biodiversità e la salute del suolo, contribuendo al riscaldamento globale e al degrado del clima.

Un suolo sano, e dunque la rigenerazione, offre soluzioni a queste crisi alimentari, idriche, del lavoro, della salute e climatiche. Con le pratiche agricole rigenerative la moda ha la possibilità di guarire piuttosto che esacerbare questi problemi.

Ispirandosi alla gestione rigenerativa della terra, aziende come la Fibershed e altri leader di movimenti come “The Farm to Closet Movement” (“dalla fattoria all’armadio”) della moda rigenerativa, hanno iniziato a creare economie tessili rigenerative locali.

A piantare semi per un’industria della moda rigenerativa.

Una che rispecchi i sistemi di sovranità alimentare che gli agricoltori rigenerativi stanno lentamente (ri)costruendo in tandem.

Attraverso il loro lavoro, numerosi marchi hanno orientato la loro e la pubblica attenzione sul vero impatto sulla terra, e su quanto la produzione “moderna” sia profondamente radicata nella colonizzazione, nel capitalismo e nel razzismo.

Nella speranza di fare la loro parte per combattere le questioni sociali, climatiche ed ecologiche create da questi sistemi.

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