• giovedì , 26 Novembre 2020

Social media e potere

di Giovanni Genzone

Da anni si dice che siamo entrati nell’era digitale, dove il vero potere non è più in mano ai governanti e ai capi di stato ma ai grandi CEO del virtuale. Oggi siamo decisamente influenzati nelle nostre scelte dai social media: ci condizionano, ci osservano, ci ascoltano e sono perennemente con noi. Ovviamente permettono molte comodità che fino a cinquant’anni fa non erano neanche immaginabili. Ma a quale prezzo? Le loro sedi reali sono degli enormi magazzini di dati sensibili, accumulano tutte le nostre informazioni e vengono rivendute al miglior offerente o riutilizzate dalle stesse. Con questo monopolio si rischia uno sbilanciamento concreto nelle gerarchie del potere. La funzione dei capi di stato sembra passare in secondo piano e perde di importanza a tal punto che loro stessi devono adattarsi a questo cambiamento, sbarcando sulle piattaforme virtuali. In questo modo essi vengono sorpassati dai proprietari dei social, i quali sono in grado anche di influenzare le scelte politiche delle nazioni.

Essi decidono quali contenuti far passare e quali eliminare dando vita a una gestione delle notizie quasi totalitaria. Sono i veri detentori dell’informazione e la sfruttano a proprio lucro e piacimento. Sotto lo schermo della morale si nasconde lo spettro della censura, capace di soffocare le opinioni e gli ideali.

In questa guerra però ci sono delle vittorie anche da parte dell’altro fronte, anche se non definitive. L’Unione Europea negli ultimi anni si è mobilitata per cercare di frenare questi sovrani assoluti, cercando di porre veti, direttive e regole da rispettare, anche se con uno  scarso risultato. Il loro lavoro è ancora così astratto che riescono a deviare ogni obbligo. Però questa non è da considerare una sconfitta, ma un primo passo. Può essere invece ritenuto una vittoria il decreto che vieta l’utilizzo di Tik Tok negli USA da parte di Trump. Questo social cinese molto contestato per la quantità di dati che accumula è già diffuso in tutto il mondo e gli Stati Uniti non sono i primi a vietarlo. Ovviamente Trump ha agito in questo modo anche a causa delle tensioni con il governo di Pechino e la paura di una qualche fuga di dati americani in Cina, come era già avvenuto con Huawei.

Il presidente americano è anche ostacolato sul suo stesso suolo e dai “suoi” stessi social, come Facebook e Twitter con i quali però fa più fatica a controbattere. Questa campagna di lotta ai social verrà solamente proseguita nel caso in cui lui venga rieletto, poiché qualora venga nominato presidente Joe Biden verrà abbandonata. Infatti il candidato democratico è supportato apertamente da queste multinazionali attraverso la gestione diretta dei contenuti e delle notizie.                                              

In questo clima noi abbiamo tre scelte, e ognuna di esse ha i propri punti di forza e di debolezza: non preoccuparci, estraniarci, fare attenzione. La prima scelta è molto comune, poiché non richiede molta forza di volontà. Non chiedendoci che fine fanno i dati che diamo a queste multinazionali è come se dessimo loro le chiavi di casa nostra. Se una persona accetta di pagare con i suoi dati determinate comodità è totalmente libera di farlo. La seconda è il disperato tentativo di bloccare il progresso. Evitando tutti i social non si fa altro che tagliarsi fuori da molte opportunità. La terza è la più consigliabile e attraverso questa si prendono le parti migliori delle altre due. Facendo attenzione ai dati che concediamo, alle liberatorie e all’utilizzo dei social noi siamo ben consapevoli di cosa concediamo e cosa no, non ci alieniamo dalla realtà virtuale e manteniamo in parte anche la nostra privacy per dei giusti compromessi.

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